ECCO LA SERVA DEL SIGNORE, SI COMPIA IN ME LA TUA VOLONTA'
Pochi giorni fa, il 25 marzo, giorno in cui si festeggia l'Annunciazione del Signore: il momento in cui Maria, con il suo "Si" umile e coraggioso, diviene la Madre del Messia.
In quello stesso giorno del 1963, il muro di Jaddico non si illuminò, nonostante tutto oggi si può parlare di Jaddico. Lo si può fare, però, solo quando si acquisisce una visione completa della storia di quello che oggi è il Santuario di S. Maria Madre della Chiesa.
Quando i fatti di Jaddico ebbero inizio, Teodoro, vi si recò per aderire all'invito che la Madonna gli aveva rivolto in sogno.
Una Madonna affrescata su una parete: un muro, quello che restava di una antica chiesa ormai diroccata, cotta da tanto sole e flagellata da tanta pioggia e vento.
Proprio davanti a quel muro, la notte del 20 agosto 1962, nel momento in cui Teodoro sistemava i fiori e i ceri che gli erano stati chiesti in sogno dalla Madonna, il muro si illuminò di luce. Una luce che anticipa quella del Paradiso, una luce soprannaturale.
In quel momento Teodoro si rivolse alla Madonna dicendo: "Dimmi quello che vuoi Madonna mia, ed io mi farò servo tuo per accontentarti."
Mi viene da pensare che Teodoro sentisse la presenza della Madonna come vicino a lui, la sua non era semplice preghiera, ma un dialogo con qualcuno che è li, con qualcuno che è presente.
Sebbene queste parole pronunciate da Teodoro, fossero di una bellezza incredibile, non così la pensava suo figlio di appena undici anni ancora da compiere. "Che modo di parlare, farsi Servo"! Un linguaggio duro, una vera esagerazione pensa il ragazzino, anche se mai confidò a nessuno questo suo pensiero.
Ma il tempo non si ferma, per cui gli anni non sono più undici, e molti altri se ne sono aggiunti. Il pensiero è tornato spesso sulla frase che il suo papà ha pronunciato, al punto da rendersi conto che c’è un filo invisibile che lega il "Sì" di Maria a Nazareth al il "Sì" di Teodoro a Jaddico. E’ qui che il concetto di "servo" si trasforma da termine di sottomissione a termine di libertà e amore.
In entrambi i casi assistiamo a un'irruzione del soprannaturale nel quotidiano:
Nell'Annunciazione: Maria risponde all'Angelo: "Ecco la serva del Signore".
A Jaddico: Teodoro, davanti al muro illuminato, esclama: "Dimmi quello che vuoi Madonna mia, ed io mi farò servo tuo".
In entrambi i casi, la parola "servo" non indica schiavitù, ma disponibilità totale. È il riconoscimento di una gerarchia d'amore: ci si affida a chi ci ama infinitamente più di quanto noi amiamo noi stessi.
Penso che per un ragazzino che si affaccia alla vita, l'idea di "farsi servo" suona come una rinuncia alla propria libertà, quasi una debolezza. Nel mondo dei piccoli la libertà è fare ciò che si vuole.
Una prospettiva questa che con il passare degli anni cambia, perché Teodoro non stava recitando una formula. Parlava a una Persona presente.
Teodoro aveva già capito che non c'è libertà più grande di quella di scegliere a chi appartenere. Teodoro, offrendosi come servo, è diventato lo strumento di un miracolo che dura ancora oggi.
Quel "linguaggio duro", oggi appare come l'unica lingua possibile per descrivere l'incontro con l'Assoluto.
Il muro di Jaddico diventa così un luogo di dialogo. La bellezza di questa storia sta proprio nel fatto che il dubbio di un bambino si trasforma, col tempo, nella testimonianza di un uomo che ha compreso la profondità del gesto del padre fino ad associarlo a quanto Maria dice all'Angelo nel giorno dell'Annunciazione.
- Maria si fa Serva di Dio, Teodoro si fa Servo della Madonna.
- Maria fa la volontà del Padre, Teodoro si affida a quella della Vergine: "Tutto quello che vorrai".
Ed ecco la domanda: Come può Teodoro pronunciare quelle parole se non ha mai aperto la Bibbia, se non ha mai aperto una pagina del Vangelo?
Un momento di grazia, o qualcosa di più?
Come può un uomo semplice, un "lontano" dai libri sacri, parlare la stessa lingua profetica della Madre di Dio?
Quando ci si trova davanti al soprannaturale in modo così tangibile, in quel "anticipo del Paradiso" penso di poter dire che l'anima non attinge alla memoria intellettuale, non attinge ai libri, perché è Dio che mette sulle labbra dell'uomo le parole giuste per rispondere alla Sua chiamata.
Teodoro capisce che l'unico modo per essere davvero libero è legarsi a ciò che è Infinito.
È paradossale come il bambino vede le catene e l'adulto vede la liberazione. Il fatto che Teodoro abbia usato esattamente quella terminologia suggerisce che fosse ispirato da quella stessa Presenza che sentiva "fisica" davanti a sé.
Farsi servo della Madonna significa, mettersi al servizio del disegno di Dio. Teodoro, offrendosi a Lei, ha preso la scorciatoia più rapida per arrivare al Padre.
Teodoro in quel momento non disse farò quello che posso. In quel momento Teodoro ha pronunciato la parola “Servo”. E da quel momento quel muro non è più pietra e tufo vecchio, ma diventa un “portale” attraverso il quale si apre la porta al miracolo.


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