Aveva capito che era una donna speciale, per questo motivo mi ricordava il suo sorriso, la sua dolcezza.
Tanti di noi lo hanno conosciuto, e tanti, penso, avranno piacere a leggere di lui.
Si era fatto amare nelle varie città della provincia Carmelitana dove aveva svolto il suo ministero.
Lo stesso Mons. Angelo Catarozzolo, durante l'omelia che ha tenuto a Jaddico, di lui ha detto che era un uomo aperto all'amicizia, un uomo generoso, ma anche sacerdote e guida illuminante e santificante.
Amava gli uomini in quanto figli di Dio. Amava la natura, perché nel suo sangue scorreva quella linfa che appartiene a coloro che, anche in un terreno ancora da lavorare, riescono a vedere la vita che può nascere e germogliare.
Moriva il 21 giugno 2011. Stiamo parlando di Padre Mario Pichierri, carmelitano scalzo.
PADRE MARIO PICHIERRI di Gesù
Carmelitano Scalzo
Fu uno dei primi Padri Carmelitani ad arrivare a Jaddico. Era il 1986.
Al mattino, ancora presto, poteva capitare di vederlo al lavoro, con un tufo sulle spalle o con qualche attrezzo fra le mani. Mancava ancora tanto perché venissero finiti i lavori del convento.
Lo vedevamo con il suo abito da religioso un po' bucherellato, trasandato e sbiadito, dentro il quale si nascondeva sempre una persona ordinata, con un bel sorriso accogliente. Quando gli chiedevi di quel vestito, lui sapeva sempre come rispondere per non farlo apparire come una forma di rinuncia; in realtà, secondo me, era il suo modo di essere solidale e sentirsi più vicino ai tanti casi di difficoltà delle famiglie che lui conosceva, il cui stipendio o la cui pensione, come spesso accade, serve a coprire solo una parte del mese.
Spesso, e con molto piacere, andava a trovare Teodoro nella sua casa. Si, Teodoro D’Amici. Lo fece anche in quel 1993, il 15 luglio, nel giorno della sua morte. Ricordo che lo accompagnammo insieme al cimitero, fino a raggiungere la tomba di famiglia che si trova nel vialetto intitolato a “Santa Teresa”, riformatrice del Carmelo. Per questo motivo con gioia, tante e tante volte, Padre Mario raccontò questo particolare come un segno che confermava l'appartenenza di Teodoro al Carmelo.
Ai fedeli di Jaddico raccontava di quando Teodoro volle consacrarsi alla Madonna attraverso l'imposizione dello scapolare carmelitano e ricordò a tutti che quando gli apparve la Madonna, disse: “Quanto è bella. Quanto è bella!”
E ancora Padre Mario: “E' per questo motivo che in questa messa ho chiesto come canto d'ingresso O Maria quanto sei bella, perché questo canto ci fa ripetere le parole di Teodoro."
Non di rado durante l'omelia oltre che parlare del "caro suo amico", parlava anche dei "Servi della Madonna", che avevano lasciato vivere il Signore nella loro vita.
In una omelia di Padre Mario: "Quando Teodoro iniziò qui a Jaddico la sua esperienza di fede non era un praticante che andava ogni giorno a messa, non è che pensava soprattutto al Signore, era lontano dal Signore, ma la Madonna nella sua bontà ha voluto che questo figlio semplice, umile e vero potesse mettersi al suo servizio e lui ha corrisposto alla chiamata e ha iniziato un cammino di fede, ha iniziato un cammino di preghiera, un cammino che ha trascinato altri, ed oggi qui a Jaddico non parliamo più di un sogno, perchè Jaddico è realtà visibile e concreta."
Con lui parlavo dei tempi antichi, di quando negli anni '60 Teodoro si nascose sotto il grande presepe realizzato a Jaddico, perché voleva scoprire chi forzava le cassette delle offerte e rubava i soldi.
Affrontò quel ragazzo. Teodoro parlò con la sua famiglia, ed il suo papà gli fece sapere che suo figlio presto avrebbe avuto un colloquio di lavoro, perciò, per non metterlo in difficoltà, Teodoro ritirò la denuncia. Allora Padre Mario, rivolgendosi a me: “E tu la sapevi questa cosa?”, “No”, gli rispondo con stupore e con gioia, “queste notizie non le conosco,” e subito lo incalzo e gli dico: “Ma tu, allora, ricordi tutto. Perchè non le scrivi queste cose?, altrimenti andranno perdute.” E lui: “Tuo padre mi ha insegnato proprio il silenzio, mi ha insegnato questa bella cosa; se io le scrivessi si perderebbe tutto il bello di quello che lui ha fatto con il suo esempio di vita. Tuo papà mi voleva bene, quando c'era da difendersi rimaneva in silenzio, quando c'era da difendere qualcuno si faceva subito avanti. Di Teodoro parlava la sua persona. Io stesso tentai di fargli qualche domanda sui fatti di Jaddico, ma lui evitava il discorso e cambiava argomento. Anche Padre Innocenzo tentò senza successo.”
Nel giorno del suo funerale, Padre Mario è stato portato in cattedrale, dove è stata celebrata la messa in suffragio.
Mai più brano del Vangelo avrebbe potuto essere più adatto a lui: “Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si coglie forse uva dalle spine o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni, mentre l'albero cattivo dà frutti cattivi ….. Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti” (Mt. 7, 16-20).
Il commento a questo brano è stato del Padre Arcivescovo Mons. Rocco Talucci, il quale ha detto che la metafora agricola della liturgia della Parola si addiceva bene a Padre Mario, sapiente e amorevole agricoltore del Vangelo, per la conoscenza che aveva della campagna e perché lui stesso è stato un albero buono che ha dato frutti buoni.
Questo brano del Vangelo è molto caro ai primi “Servi della Madonna”, perché già nel marzo 1968 l'Avv. Giuseppe Roma, nelle sue “200 PAGINE DI STORIA BRINDISINA”, a pagina 34, a proposito dei fatti accaduti a Jaddico, scriveva: “Restiamo fedeli al nostro proposito di niente dire degli avvenimenti sui quali l'Autorità Ecclesiastica indaga; e di accennare soltanto a quelli che sono gli “effetti” che se ne “vedono”, ricordando l'insegnamento evangelico di Matteo 7, 16-20. E per vero, a giudicare dai frutti che comincia a dare, l'albero di Jaddico appare dover veramente essere di straordinaria e generosa bontà, e di spingere le sue fresche ma già robuste radici, nel profondo della buona terra”
(Padre Mario e Teodoro. Un Natale di circa 45 anni fa)
Il 27 luglio, giorno del pellegrinaggio mensile, Padre Luigi Gaetani, Provinciale dei Carmelitani Scalzi, parlando di Padre Mario, davanti ad una assemblea gremita di persone, ha detto che è stato un uomo che ha vissuto con gioia e che ha trasmesso la gioia. La gioia di Padre Mario era semplice, era la gioia di incontrarti. Era un uomo capace di dire grazie dal più profondo del cuore, un uomo capace di stupore, che si meravigliava davanti alla terra e al cielo, davanti alle persone che accoglieva con grande generosità.
Nel “Cantico dei Cantici” leggiamo che l'Amore è più forte della morte.
Mi viene da pensare che Padre Mario, soprattutto negli ultimi tempi, abbia rivolto al Signore questa preghiera: “Chiama me, chiama me!” e, quando finalmente il Signore lo ha chiamato, lui ha risposto: “Eccomi”, e il Signore lo ha ammesso nel suo Paradiso.
Quando Padre Mario morì raccolsi le testimonianze che ora leggerete.
Per tutto questo tempo, anche se per me erano troppo belle, le ho tenute chiuse in un cassetto. Forse mi sentivo di dover rispettare quel suo stesso silenzio di cui Padre Mario mi parlava.
Ora penso sia giusto che venga fatta conoscere meglio questa persona, perchè ci possano essere altri “Padre Mario” a riempire altre chiese, altre strade, altre vite, altri cuori.
Ma adesso vorrei che fossero gli altri a parlare di lui.
Queste che seguono, come ho già detto, sono testimonianze raccolte in un tempo immediatamente successivo alla sua morte.
Dario Zezza mi dice che in Padre Mario ha notato due spiccate virtù: la semplicità e l'attenzione verso gli altri. “Era una persona semplice, uno di noi, si metteva al nostro livello. Era attento, con lui si riusciva a parlare. Ascoltava molto e poi consigliava ciò che era meglio fare. Gli devo tanto. Nel periodo in cui non riuscivo a trovare lavoro, mi faceva venire a Jaddico per qualche lavoretto e, quando venivo pagato, spesso aggiungeva soldi suoi. Erano quelli che lui aveva risparmiato, magari rinunciando al pacchetto di sigarette.
Era diventato per me come un padre.
Effa Guadalupi più volte mi ha raccontato di un episodio: era un 27 del mese e alla fine della messa Padre Mario ha invitato nel salone di Jaddico le persone che a piedi avevano raggiunto il Santuario.
Le sue parole: “Oggi sono dovuto andare in macchina a Brindisi e lungo la strada vi ho visto andare a piedi a Jaddico, vi ho visto anche lungo la strada del mio rientro. Lungo tutto il percorso siete sempre stati in preghiera, invece io non ho detto nemmeno una Ave Maria.” In quell’occasione, regalò a ognuno di noi una coroncina del rosario in segno di approvazione e per darci coraggio.
Tutto questo accadeva negli anni in cui Teodoro, aspettava il nostro arrivo sotto il sagrato, dove aveva sistemato una sedia con alcune bottiglie di acqua fresca e i bicchieri. Lui era lì, con il suo sorriso e con uno sguardo silenzioso sembrava dicesse: “Bravi”. In una di queste giornate una signora si avvicinò a Teodoro e gli chiese di parlarle della sua esperienza fatta con la Madonna, ma Teodoro, su questo argomento, amava conservare il silenzio, a quel punto trovava il modo di allontanarsi e rientrare in chiesa.”
Quando Teodoro a causa dell'età e dei vari suoi problemi di salute non potè più prestare questa attenzione, Padre Mario si rivolgeva sempre al giovane Davide, gli raccomandava di preparare acqua fresca per l'arrivo dei pellegrini. Otto chilometri, e spesso d'estate un sole cocente.
Marcello Cristofaro: Conobbi Padre Mario e facemmo subito amicizia. In un attimo si accorse che ero un po' lontano dalla fede, ma con lui che mi parlava con semplicità, mi sono sentito immediatamente a mio agio. Con lui parlavo di Dio, finalmente iniziavo a conoscere questo Dio in un modo del tutto nuovo. Mi sentivo attratto da Lui, avevo scoperto che era buono e misericordioso e che era anche capace di piangere per un figlio lontano.
“Tu vieni con me”, mi disse Padre Mario, “Vieni con me, non avere timore”.
Fu lui a farmi capire che ce l'avrei fatta a prestare servizio all’altare.
Anche oggi cerco di rendermi utile; è il mio modo di dire al Signore: “Ti voglio bene”.
Dopo quel primo lavoretto fatto a Jaddico assieme a mio cognato, non vedevo l'ora che i Padri mi chiamassero per poter essere d'aiuto in qualcosa e, per questo motivo, facevo in modo di conciliare i turni di lavoro con la mia disponibilità al Santuario. Quando c'erano lavori di falegnameria o di giardinaggio o qualsiasi altro, quando qualcuno a Jaddico aveva bisogno d'aiuto, ero felice di rendermi disponibile; Padre Mario diceva: “Tanto c'è Marcello” e io ero contento. Naturalmente ci andavo e continuo a farlo tutt'ora, in maniera spassionata. La mia disponibilità al Santuario è sempre stata per me una forma di preghiera.
Padre Mario diceva spesso: “Dobbiamo dire grazie a Teodoro se ci troviamo qui e questo lavoro lo dobbiamo fare come lo avrebbe fatto lui”.
Io che scrivo ho visto Marcello con il volto rigato dalle lacrime quando Padre Mario è morto.
Tommaso B: è un'amicizia di vecchia data la nostra.
Molti anni fa aiutava anche la moglie nel suo lavoro di commercialista.
Spesso si vantava con me, scherzando mi diceva che lui era il più grosso commercialista di Bari. Ed era vero. Pesava 185 Kg., poi la sua bilancia ne ha segnati 70.
Ci
siamo rivisti a Jaddico e, mentre mi veniva incontro e mi sorrideva,
aprendo il suo impermeabile, mi ha detto: “Mi riconosci?” Aveva perso
più di un quintale.
Il tempo, la salute, la malattia.
Il 26 di ogni mese Tommaso viene da Bari a Jaddico per la messa.
Una volta, alla fine della messa, siamo usciti fuori dal Santuario e, all'ombra di uno degli alberi che abbelliscono il piazzale, ci siamo seduti su una panchina e così abbiamo conversato fino all'imbrunire. Fu in quell'occasione che gli chiesi un suo ricordo su Padre Mario.
- Che cosa ti devo dire?, mi ha chiesto un po' smarrito Tommaso.
Queste parole nascondevano tutto il dolore che aveva dentro e, sebbene volesse conservarne il riserbo, sentiva la necessità di confidarsi con qualcuno. Con un amico di vecchia data, con il quale si era sentito spesso al telefono per lavoro e con cui era stato gomito a gomito per giorni interi durante un corso di formazione professionale.
E allora lo incalzo:
- La prima cosa che ti viene in mente.
- Padre Mario quando era a Bari, nella Parrocchia di Santa Maria del Monte Carmelo, ha conosciuto mia moglie Benedetta.
Spesso veniva a trovarci, soprattutto negli ultimi istanti della sua malattia.
Aveva capito che era una donna speciale e per questo motivo mi ricordava il suo sorriso e la sua dolcezza.”
Interrompo Tommaso e gli chiedo perché viene fin qui ogni mese.
- Ho frequentato il Santuario assieme a mia moglie, mi risponde, è qui che la sento più vicina, come quando sedevo su quei banchi con lei.
Ma continuiamo a parlare di Padre Mario, mi dice Tommaso.
E' rimasto sempre vicino alla mia famiglia, sopratutto nei due mesi in cui mio figlio Valentino fu in coma mi diceva: “Devi dire a Dio: Signore confido in te”.
Da allora inizio e finisco così, con queste parole, la mia giornata.”
Padre Mario sapeva che io avevo, ed ho tuttora, l'abitudine di portare una rosa rossa alla Madonna di Jaddico ed una al cimitero da mia moglie, per questo motivo mi regalò un vaso, con dentro una rosa rossa.
Ho pianto quando ho saputo della morte di Padre Mario e ora che non c'è più (e qui la voce di Tommaso, per ben due volte, ha un sussulto), ora che non c'è più, spesso quando mi rivolgo a lui dico: ”Mi raccomando, tu che ormai sei lassù, tu che vivi alla presenza di Dio e ti vedi con Benedetta, dille che le voglio bene e che la amo sempre”.
Solo oggi che ho ripreso in mano queste carte, ho scoperto che Tommaso non c’è più. Un nodo in gola, mi son sentito male, un dolore al cuore. Poi l’ho pensato quando sono stato a messa in una chiesa francescana. Il Papa per questo anno, a 800 anni dalla morte di San Francesco, ha concesso l’indulgenza plenaria. Ho chiesto al Signore di accogliere la sua anima alla sua presenza.
Pochi giorni fa invece, durante una chiaccherata, parlando appunto di questa pagina che ho in mente di realizzare, mi accorgo che c'è chi ha ricordi lontani di Padre Mario e dopo averlo ascoltato mi consente così di scrivere:
- E che dire del piccolo Michele di Bari?
Le catechiste, allarmate dal rumore si chiedevano chi fosse il responsabile.
- “I miei lamenti, racconta oggi Michele, non passarono inosservati. Ero rimasto li, senza sapere cosa fare.
Padre Mario mi raggiunse li dove mi ero raggomitolato. Non mi rimproverò, anzi, le sue furono parole di conforto, aveva capito che avevo bisogno di essere tranquillizzato, e io smisi di piangere.
Poi disse: “Ora andiamo di la dalle catechiste. Dirò che sei stato tu e farò finta di rimproverarti. Davanti a loro aggiungerò che che domani devi venire con i tuoi genitori per pagare il vetro rotto.”
Nel dire questo Padre Mario prese cinquanta euro dalla sua tasca e me li mise in mano. “Pagherai il vetro con questi, ma questo è il nostro segreto.” Queste le sue parole.
Poi, per finta, mi prese per le orecchie, ed il resto della storia la conoscete.
Questa storia mi arriva direttamente dal protagonista, che piccolo ora non è più, mi arriva dal nostro Fra’ Michele Piperis.
In quegli ultimi tuoi giorni assieme a Franco son venuto a trovarti in ospedale a Ceglie Messapica. Eri tanto stanco, avevi un viso sofferto e affaticato, ma eri contento di vedere che qualcuno era venuto a trovarti. Non avevi più la forza di parlare. E' stato difficile capire che era un “grazie” quello che mi avevi detto quando mi hai chiesto quella medicina che stava sul comodino. Non riuscivi quasi più a parlare. Solo la mano riuscivi a muovere, e nemmeno bene, e al momento del saluto, con quella ci hai dato la tua benedizione.
Quello che sulla terra è una tragedia, in cielo è un abbraccio.
Ciò che mi consola, caro Padre Mario, è che ci rivedremo.
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