venerdì 12 dicembre 2025

PRIMO PREMIO AL PRESEPE DI JADDICO

Arriva Natale: murali, spatacchie, chiodi e martello. 



Teodoro non si accontentava di realizzare un piccolo presepe. Grande è l'amore che aveva per la Madonna, e grande era il presepe che voleva realizzare. Fu realizzato con ogni cura. Sicuramente ci troviamo nel 1965, si può notare, tra il presepe e il muro, la cassetta delle offerte, sulla quale un cartello diceva che anche la più piccola offerta poteva essere utile per portare avanti la costruzione della chiesa.
In questa foto possiamo anche notare che i muri della chiesa mancano dell'intonaco, così come pure l'abside posto sul fondo della navata della chiesa. Il pavimento non era stato ancora realizzato, per cui il palo di ferro era stato piantato nel terreno.
Una curiosità: Il palo di ferro che regge la cassetta delle offerte, esiste ancora, ed oggi si trova sull'esterno della chiesa e ci ricorda che ci troviamo in un luogo sacro attraverso l'invito a "fare silenzio".
 
 

 
Questa volta il presepe, è stato realizzato, sulla parte alta della chiesa, per chi entra, sul lato sinistro.
Possiamo notare che la chiesa è provvista da intonaco, sul perimetro sono stati posati i marmi, sui muri si notano le quattordici stazioni della Via Crucis, realizzati dallo scultore Bepi Zanchetta. 
In tempi recenti le stazioni della Via Crucis sono state posizionate lungo il viale posto di lato al busto di Teodoro e al grande crocefisso, fino a raggiungere il gruppo marmoreo raffigurante la Madonna regina con accanto Gesù nell'atteggiamento con il quale rivela il mistero di Dio.
 
  
 
 
 
        Un lavoro che per la sua mole richiedeva tempo ed energie.

Murali, spatacchie, chiodi e martello da carpentiere per iniziare.

In questo modo veniva costruita una impalcatura alta poco più di mezzo metro. Un lavoro importante per le sue dimensioni. I primi presepi potevano misurare quasi cinque metri di larghezza per due metri e mezzo di profondità.

Dopo aver costruito l’intera impalcatura, cioè la base sulla quale doveva poggiare il presepe, con altro legno seguiva la preparazione di quelle che sarebbero state le grotte, le strade, monti, salite e discese. Veniva così preparato lo scenario del futuro presepe.

        La fase successiva mi piaceva molto.

Teodoro veniva aiutato da Giacomo, uno dei fratelli Micaletti. Anzi fu proprio lui ad insegnare a Teodoro la tecnica di esecuzione che tra poco verrà descritta. 
Lui arrivava a Jaddico con un Maggiolino di colore grigio. Erano tanti, tantissimi i sacchetti che servivano per realizzare il presepe. Erano quelli che prima contenevano il cemento che si usa in edilizia. Venivano aperti e immersi in un bagno di acqua e gesso.

Così inzuppati venivano posati sui legni delle grotte, sulle strade e così via, lasciandoli grinzosi, lasciandoli così come cadevano e presto il gesso faceva la sua parte: si induriva velocemente e già ci si trovava davanti a quello che sarebbe stato lo scenario del presepe che era stato progettato.

Mancava ancora qualche tocco di colore, mica lo si poteva lasciare tutto bianco; polvere colorata cadeva qua e là sui monti e sulle strade e poi gli alberi e poi i personaggi, le luci, gli animali e poi finalmente la grotta dove sarebbe stato sistemato il Bambino nella sua paglia. La Madonna e Giuseppe intorno a Gesù, con il bue e l’asinello.

Era veramente bello. I presepi di Jaddico erano tra i più belli della città, partecipavano ad una selezione e non poche volte vennero premiati.

        Cosa accadde!?

Accadde in quei mesi invernali, in orari scomodi, quando il Santuario era deserto, che uno sconosciuto faceva visita al Santuario. Dalle cassette delle offerte mancavano i soldi.

Poiché era sorto questo dubbio, Teodoro metteva nelle cassette delle offerte banconote proprie che aveva segnato.

        La sera, come ogni sera si faceva, Antonio Consales assieme ai Servi della Madonna aprivano le cassette ma le banconote che Teodoro aveva messo non c’erano più.

L’apertura delle cassette era un rito. Nel raccogliere i soldi ci si faceva una idea di quanto c’era, di quanto veniva raccolto e davanti a banconote importanti si esultava.

Tutto serviva per andare avanti, per la rifinitura della chiesa, per tanti lavori che facevano parte dei progetti dei “Servi della Madonna”. I marmi, i lampadari che poi furono realizzati da Bepi Zanchetta, i servizi igenici, ma anche un luogo con i giochi per trattenere i bambini. In questo modo per le giovani famiglie era più facile partecipare alla messa nelle belle giornate di domenica.

        Ma torniamo a noi. I soldi mancavano. I soldi segnati non c’erano più.

Teodoro una sera, era tardi, molto tardi, all’insaputa di tutti si nascose sotto il presepe.

Quell’anno era stato fatto nella parte alta della chiesa, dove oggi c’è la statua della Madonna. Potè infilarsi sotto il presepe perché l’impalcatura dove poggiava il presepe, come abbiamo già detto, era alta mezzo metro e poi i bordi erano chiusi attraverso un drappo, una stoffa pesante che giungeva sino a terra.

Rimase lì nascosto, nel silenzio di quella tarda ora ad aspettare. Era notte, finchè si presentò questa persona. Quando quest’uomo iniziò a maneggiare intorno alle cassette delle offerte, Teodoro uscì dal suo nascondiglio e lo affrontò.

Questa persona fu denunciata, ma in un momento successivo, per non mettere in difficoltà la sua famiglia, la denuncia fu ritirata. 
Come diciamo noi, in dialetto brindisino, "l'era spramintatu!"

        I Servi della Madonna, con in testa Mario, Ugo e Antonio Consales, quando seppero di questa cosa, rimproverarono Teodoro per il rischio che aveva corso, perché quella persona avrebbe potuto reagire e le cose si sarebbero potute mettere male.

Lo fecero pur sapendo che Teodoro era fatto così. Teodoro aveva affrontato quella situazione anche se questo lo poneva in una posizione di rischio, lo fece perché era coerente con i propri valori morali anche di fronte a difficoltà e rischi.
















mercoledì 3 dicembre 2025

CAUSA DI CANONIZZAZIONE E BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO TEODORO D'AMICI

AVVIATO A JADDICO IL PROCESSO DIOCESANO DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DI TEODORO

 Jaddico, 13 novembre 2025

Causa di canonizzazione e beatificazione del Servo di Dio Teodoro D’Amici

 

        Un evento ecclesiale che ci consente di fare luce sulla testimonianza che ci arriva da parte di un uomo scelto da Dio per il tramite della Madonna, affinché un suo progetto di fede avesse inizio.

Per tutto ciò il Signore Dio nostro ha scelto Teodoro, una persona, uno come noi, il quale ci insegna in che modo si possono dedicare alla Madonna gli ultimi trent’anni della propria vita.

  

Il Vescovo Mons. Giovanni Intini, alla sua destra il delegato episcopale sac. Giuseppe Pendinelli, il promotore di giustizia sacerdote Pio Realino Conte, il notaio dottor Vito Colaianni, il notaio  sacerdote Donato Pizzutolo


    Ci insegna come si può vivere solo per questo ideale, per la propria famiglia, per il prossimo.

Teodoro ci lascia un segno profondo di fede, di preghiera e di servizio nella Chiesa. Ha creato distacco da ogni interesse personale e ha rinunciato a se stesso.

Tutto questo ci incoraggia a vivere una vita con gli occhi protesi verso il cielo.

Ringraziamo il Signore per averci donato questo uomo, per averci donato Teodoro.

La figura di questo uomo non sfugge a Mons. Domenico Caliandro, Vescovo di Brindisi. Nel tempo del suo mandato, ha ritenuto di voler fare discernimento su quanto accaduto a Jaddico negli anni 1962-63. Pertanto attraverso l’aiuto di tre censori, entra nel profondo dei fatti di Jaddico e decreta veri i sogni, il miracolo della luce e l’apparizione della Madonna. Si, la Madonna si è veramente fermata in questa terra di Brindisi.

Questa verità, senza clamore, intorno all’anno 1963, era già stata annunciata dal futuro San Pio da Pietralcina, il quale parlando a Calcedonio De Marco suo figlio spirituale e Servo della Madonna, gli dice di non lasciare da lui l’offerta in denaro che aveva raccolto, ma di portarla a Brindisi, perchè li stavano costruendo una chiesa. Padre Pio aveva anche conosciuto Teodoro in confessione.

        Gli attuali Servi della Madonna di Jaddico, figli di quei primi Servi che più di sessant’anni fa hanno costruito questo Santuario, ed anche fratelli di quei primi Servi, perché nulla nel tempo è stato mai interrotto, hanno fortemente creduto nel progetto di beatificazione e canonizzazione di Teodoro e hanno, confidando nell’aiuto di Dio e della Provvidenza, voluto rendersi promotori di questa causa e attori della stessa, affinché il Servo di Dio Teodoro, potesse essere ritenuto un modello da imitare e da prendere come esempio, ma sempre e solo per la gloria di Dio.

I Servi della Madonna, in questo modo, hanno voluto far conoscere un uomo che prima della sua completa e perfetta conversione, davanti ad una chiesa faceva solo un segno di croce e niente più, un uomo che ha voluto ardentemente sentirsi e diventare figlio di Maria, figlio obbediente della Madre della Chiesa, come pure questo Santuario si chiama, come pure ha voluto lui stesso che questo Santuario così si chiamasse.

Teodoro non è giovane, non è un giovane, è un vigile urbano cinquantenne, lui è il legno duro che non si può raddrizzare, ma che nonostante tutto dritto è diventato grazie all’intervento della Madonna e del suo Figlio Gesù Cristo che ne hanno forgiato la fede e lo hanno poi guidato per tutta la sua vita.

Jaddico attraverso Teodoro, diventa lo scopo di vita per tutti noi, perché ci fa rivolgere gli occhi verso il cielo.

Jaddico, un muro che ci fa tornare indietro nei secoli, ci fa pronunciare una parola difficile e intraducibile: “l’occhiatura”.

Si, in lungo e in largo, nella città di Brindisi, si diceva che ha Jaddico fosse stato sepolto un tesoro, alla fine, questo uomo che noi conosciamo come persona di poche parole ha ammesso: “Quel tesoro io l’ho trovato e quel tesoro è la Madonna.” 

 

 


        In questa giornata il Commissario dei Carmelitani, Padre Jan Malicki ci parla di un giorno di grazia. Il suo saluto va alla Pia Associazione dei Servi della Madonna che custodiscono con amore l’eredità spirituale di Teodoro, una eredità che fa aumentare anche in tutti noi il desiderio dei beni celesti. 

 



In queste due ultime foto le autorità civili e militari, il vice Prefetto dr.ssa Maria Rita Coluccia e la sig.ra Isabella Caliandro, sorella del Vescovo Domenico Caliandro.

        Il Vescovo Mons. Giovanni Intini ci dice che non dobbiamo chiederci o farci meraviglia perché la Madonna si è rivolta proprio a Teodoro. Il Padre Celeste “ha guardato l’umiltà della sua serva”, ed è andato a scegliersi come madre l’ultima ragazza di Nazareth. Non ha scelto una regina e nemmeno una matrona romana.

E’ stato scelto Teodoro perché Dio ha visto che in quel cuore c’era un tessuto nel quale si poteva lavorare.

Teodoro ci offre una testimonianza senza rumori, senza clamori, si è lasciato modellare da Dio. Jaddico è frutto della esperienza spirituale di questo uomo. Jaddico è un luogo dove tante persone confluiscono, non solo da Brindisi, non solo dalla diocesi di Brindisi–Ostuni, non solo dalla Puglia. Jaddico è un luogo di spiritualità mariana, una spiritualità che non è chiassosa, che non è pacchiana, una spiritualità discreta.

Dobbiamo continuare a pregare affinché lo Spirito Santo, sopratutto in questo tempo in cui andrà avanti il processo, aiuti chi deve operare ed anche chi deve testimoniare.

        Il postulatore prof. Romano Gambalunga, infine ci dice che si è accostato a questo progetto, a questo lavoro, perché tutto era limpido, nessuno scandalo intorno alla figura di Teodoro, nessuna maldicenza. La Madonna di Jaddico assieme a Teodoro sono una bella realtà dove si vive uno stile contemplativo, sobrio, stupendo, al contrario di altri Santuari.

 

Postulatore prof. Romano Gambalunga 

Il postulatore ci ricorda le parole del Vescovo Todisco che parlando di Teodoro dice che era una persona giusta, una persona che si è convertita, che ha conosciuto il Signore e da quel momento la sua vita è cambiata radicalmente. Ancora aggiungeva il postulatore Romano Gambalunga, Mons. Todisco diceva che non dimenticare Jaddico significa anche fare memoria di Teodoro.


 Giuramento del postulatore prof. Romano Gambalunga


Questa causa non sarà complicata, continua il dottor Gambalunga, questo processo non è complicato, è semplice, ma non sarà facile, perché come Maria, Teodoro non ha parlato, ha detto poche cose, ha parlato con la vita. Teodoro è un testimone che irradia.

Ci troviamo in un tempo in cui se non si appare, se non si parla, se non si scrive, se non si pubblica, non si è nessuno. Ebbene Teodoro è esattamente il contrario, è l’essenziale. Se sapremo capire questo, saremo in grado di capire il tipo di santità.

  

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