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sabato 20 giugno 2026

Facevo qualche lavoretto, mi pagava e aggiungeva anche soldi suoi.


Aveva capito che era una donna speciale, per questo motivo mi ricordava il suo sorriso, la sua dolcezza.  

    Tanti di noi lo hanno conosciuto, e tanti, penso, avranno piacere a leggere di lui.

Si era fatto amare nelle varie città della provincia Carmelitana dove aveva svolto il suo ministero. 

    Lo stesso Mons. Angelo Catarozzolo, durante l'omelia che ha tenuto a Jaddico, di lui ha detto che era un uomo aperto all'amicizia, un uomo generoso, ma anche sacerdote e guida illuminante e santificante.

Amava gli uomini in quanto figli di Dio. Amava la natura, perché nel suo sangue scorreva quella linfa che appartiene a coloro che, anche in un terreno ancora da lavorare, riescono a vedere la vita che può nascere e germogliare.

Moriva il 21 giugno 2011. Stiamo parlando di Padre Mario Pichierri, carmelitano scalzo.

PADRE MARIO PICHIERRI di Gesù
Carmelitano Scalzo

    Fu uno dei primi Padri Carmelitani ad arrivare a Jaddico. Era il 1986.

Al mattino, ancora presto, poteva capitare di vederlo al lavoro, con un tufo sulle spalle o con qualche attrezzo fra le mani. Mancava ancora tanto perché venissero finiti i lavori del convento.

Lo vedevamo con il suo abito da religioso un po' bucherellato, trasandato e sbiadito, dentro il quale si nascondeva sempre una persona ordinata, con un bel sorriso accogliente. Quando gli chiedevi di quel vestito, lui sapeva sempre come rispondere per non farlo apparire come una forma di rinuncia; in realtà, secondo me, era il suo modo di essere solidale e sentirsi più vicino ai tanti casi di difficoltà delle famiglie che lui conosceva, il cui stipendio o la cui pensione, come spesso accade, serve a coprire solo una parte del mese.

    Spesso, e con molto piacere, andava a trovare Teodoro nella sua casa. Si, Teodoro D’Amici. Lo fece anche in quel 1993, il 15 luglio, nel giorno della sua morte. Ricordo che lo accompagnammo insieme al cimitero, fino a raggiungere la tomba di famiglia che si trova nel vialetto intitolato a “Santa Teresa”, riformatrice del Carmelo. Per questo motivo con gioia, tante e tante volte, Padre Mario raccontò questo particolare come un segno che confermava l'appartenenza di Teodoro al Carmelo.

Ai fedeli di Jaddico raccontava di quando Teodoro volle consacrarsi alla Madonna attraverso l'imposizione dello scapolare carmelitano e ricordò a tutti che quando gli apparve la Madonna, disse: “Quanto è bella. Quanto è bella!”

E ancora Padre Mario: “E' per questo motivo che in questa messa ho chiesto come canto d'ingresso O Maria quanto sei bella, perché questo canto ci fa ripetere le parole di Teodoro." 

    Non di rado durante l'omelia oltre che parlare del "caro suo amico", parlava anche dei "Servi della Madonna", che avevano lasciato vivere il Signore nella loro vita.

In una omelia di Padre Mario: "Quando Teodoro iniziò qui a Jaddico la sua esperienza di fede non era un praticante che andava ogni giorno a messa, non è che pensava soprattutto al Signore, era lontano dal Signore, ma la Madonna nella sua bontà ha voluto che questo figlio semplice, umile e vero potesse mettersi al suo servizio e lui ha corrisposto alla chiamata e ha iniziato un cammino di fede, ha iniziato un cammino di preghiera, un cammino che ha trascinato altri, ed oggi qui a Jaddico non parliamo più di un sogno, perchè Jaddico è realtà visibile e concreta."

    Con lui parlavo dei tempi antichi, di quando negli anni '60 Teodoro si nascose sotto il grande presepe realizzato a Jaddico, perché voleva scoprire chi forzava le cassette delle offerte e rubava i soldi. 

Affrontò quel ragazzo. Teodoro parlò con la sua famiglia, ed il suo papà gli fece sapere che suo figlio presto avrebbe avuto un colloquio di lavoro, perciò, per non metterlo in difficoltà, Teodoro ritirò la denuncia. Allora Padre Mario, rivolgendosi a me: “E tu la sapevi questa cosa?”, “No”, gli rispondo con stupore e con gioia, “queste notizie non le conosco,” e subito lo incalzo e gli dico: “Ma tu, allora, ricordi tutto. Perchè non le scrivi queste cose?, altrimenti andranno perdute.” E lui: “Tuo padre mi ha insegnato proprio il silenzio, mi ha insegnato questa bella cosa; se io le scrivessi si perderebbe tutto il bello di quello che lui ha fatto con il suo esempio di vita. Tuo papà mi voleva bene, quando c'era da difendersi rimaneva in silenzio, quando c'era da difendere qualcuno si faceva subito avanti. Di Teodoro parlava la sua persona. Io stesso tentai di fargli qualche domanda sui fatti di Jaddico, ma lui evitava il discorso e cambiava argomento. Anche Padre Innocenzo tentò senza successo.”

    Nel giorno del suo funerale, Padre Mario è stato portato in cattedrale, dove è stata celebrata la messa in suffragio.

Mai più brano del Vangelo avrebbe potuto essere più adatto a lui: “Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si coglie forse uva dalle spine o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni, mentre l'albero cattivo dà frutti cattivi ….. Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti” (Mt. 7, 16-20).

Il commento a questo brano è stato del Padre Arcivescovo Mons. Rocco Talucci, il quale ha detto che la metafora agricola della liturgia della Parola si addiceva bene a Padre Mario, sapiente e amorevole agricoltore del Vangelo, per la conoscenza che aveva della campagna e perché lui stesso è stato un albero buono che ha dato frutti buoni. 
    Questo brano del Vangelo è molto caro ai primi “Servi della Madonna”, perché già nel marzo 1968 l'Avv. Giuseppe Roma, nelle sue “200 PAGINE DI STORIA BRINDISINA”, a pagina 34, a proposito dei fatti accaduti a Jaddico, scriveva: “Restiamo fedeli al nostro proposito di niente dire degli avvenimenti sui quali l'Autorità Ecclesiastica indaga; e di accennare soltanto a quelli che sono gli “effetti” che se ne “vedono”, ricordando l'insegnamento evangelico di Matteo 7, 16-20. E per vero, a giudicare dai frutti che comincia a dare, l'albero di Jaddico appare dover veramente essere di straordinaria e generosa bontà, e di spingere le sue fresche ma già robuste radici, nel profondo della buona terra”

 

(Padre Mario e Teodoro. Un Natale di circa 45 anni fa)


    Il 27 luglio, giorno del pellegrinaggio mensile, Padre Luigi Gaetani, Provinciale dei Carmelitani Scalzi, parlando di Padre Mario, davanti ad una assemblea gremita di persone, ha detto che è stato un uomo che ha vissuto con gioia e che ha trasmesso la gioia. La gioia di Padre Mario era semplice, era la gioia di incontrarti. Era un uomo capace di dire grazie dal più profondo del cuore, un uomo capace di stupore, che si meravigliava davanti alla terra e al cielo, davanti alle persone che accoglieva con grande generosità.

    Nel “Cantico dei Cantici” leggiamo che l'Amore è più forte della morte.

Mi viene da pensare che Padre Mario, soprattutto negli ultimi tempi, abbia rivolto al Signore questa preghiera: “Chiama me, chiama me!” e, quando finalmente il Signore lo ha chiamato, lui ha risposto: “Eccomi”, e il Signore lo ha ammesso nel suo Paradiso.

    Quando Padre Mario morì raccolsi le testimonianze che ora leggerete.

Per tutto questo tempo, anche se per me erano troppo belle, le ho tenute chiuse in un cassetto. Forse mi sentivo di dover rispettare quel suo stesso silenzio di cui Padre Mario mi parlava.

Ora penso sia giusto che venga fatta conoscere meglio questa persona, perchè ci possano essere altri “Padre Mario” a riempire altre chiese, altre strade, altre vite, altri cuori.

Ma adesso vorrei che fossero gli altri a parlare di lui.

Queste che seguono, come ho già detto, sono testimonianze raccolte in un tempo immediatamente successivo alla sua morte. 

 


 

    Dario Zezza mi dice che in Padre Mario ha notato due spiccate virtù: la semplicità e l'attenzione verso gli altri. “Era una persona semplice, uno di noi, si metteva al nostro livello. Era attento, con lui si riusciva a parlare. Ascoltava molto e poi consigliava ciò che era meglio fare. Gli devo tanto. Nel periodo in cui non riuscivo a trovare lavoro, mi faceva venire a Jaddico per qualche lavoretto e, quando venivo pagato, spesso aggiungeva soldi suoi. Erano quelli che lui aveva risparmiato, magari rinunciando al pacchetto di sigarette.

Era diventato per me come un padre.


    Effa Guadalupi più volte mi ha raccontato di un episodio: era un 27 del mese e alla fine della messa Padre Mario ha invitato nel salone di Jaddico le persone che a piedi avevano raggiunto il Santuario.

Le sue parole: “Oggi sono dovuto andare in macchina a Brindisi e lungo la strada vi ho visto andare a piedi a Jaddico, vi ho visto anche lungo la strada del mio rientro. Lungo tutto il percorso siete sempre stati in preghiera, invece io non ho detto nemmeno una Ave Maria.” In quell’occasione, regalò a ognuno di noi una coroncina del rosario in segno di approvazione e per darci coraggio.  

    Tutto questo accadeva negli anni in cui Teodoro, aspettava il nostro arrivo sotto il sagrato, dove aveva sistemato una sedia con alcune bottiglie di acqua fresca e i bicchieri. Lui era lì, con il suo sorriso e con uno sguardo silenzioso sembrava dicesse: “Bravi”. In una di queste giornate una signora si avvicinò a Teodoro e gli chiese di parlarle della sua esperienza fatta con la Madonna, ma Teodoro, su questo argomento, amava conservare il silenzio, a quel punto trovava il modo di allontanarsi e rientrare in chiesa.” 

    Quando Teodoro a causa dell'età e dei vari suoi problemi di salute non potè più prestare questa attenzione, Padre Mario si rivolgeva sempre al giovane Davide, gli raccomandava di preparare acqua fresca per l'arrivo dei pellegrini. Otto chilometri, e spesso d'estate un sole cocente.   

 

    Marcello Cristofaro: Conobbi Padre Mario e facemmo subito amicizia. In un attimo si accorse che ero un po' lontano dalla fede, ma con lui che mi parlava con semplicità, mi sono sentito immediatamente a mio agio. Con lui parlavo di Dio, finalmente iniziavo a conoscere questo Dio in un modo del tutto nuovo. Mi sentivo attratto da Lui, avevo scoperto che era buono e misericordioso e che era anche capace di piangere per un figlio lontano.

“Tu vieni con me”, mi disse Padre Mario, “Vieni con me, non avere timore”.

Fu lui a farmi capire che ce l'avrei fatta a prestare servizio all’altare.

Anche oggi cerco di rendermi utile; è il mio modo di dire al Signore: “Ti voglio bene”.

Dopo quel primo lavoretto fatto a Jaddico assieme a mio cognato, non vedevo l'ora che i Padri mi chiamassero per poter essere d'aiuto in qualcosa e, per questo motivo, facevo in modo di conciliare i turni di lavoro con la mia disponibilità al Santuario. Quando c'erano lavori di falegnameria o di giardinaggio o qualsiasi altro, quando qualcuno a Jaddico aveva bisogno d'aiuto, ero felice di rendermi disponibile; Padre Mario diceva: “Tanto c'è Marcello” e io ero contento. Naturalmente ci andavo e continuo a farlo tutt'ora, in maniera spassionata. La mia disponibilità al Santuario è sempre stata per me una forma di preghiera.

Padre Mario diceva spesso: “Dobbiamo dire grazie a Teodoro se ci troviamo qui e questo lavoro lo dobbiamo fare come lo avrebbe fatto lui”.

Io che scrivo ho visto Marcello con il volto rigato dalle lacrime quando Padre Mario è morto.

  

    Tommaso B: è un'amicizia di vecchia data la nostra.

Molti anni fa aiutava anche la moglie nel suo lavoro di commercialista.

Spesso si vantava con me, scherzando mi diceva che lui era il più grosso commercialista di Bari. Ed era vero. Pesava 185 Kg., poi la sua bilancia ne ha segnati 70. 

Ci siamo rivisti a Jaddico e, mentre mi veniva incontro e mi sorrideva, aprendo il suo impermeabile, mi ha detto: “Mi riconosci?” Aveva perso più di un quintale.

Il tempo, la salute, la malattia. 

Il 26 di ogni mese Tommaso viene da Bari a Jaddico per la messa.

    Una volta, alla fine della messa, siamo usciti fuori dal Santuario e, all'ombra di uno degli alberi che abbelliscono il piazzale, ci siamo seduti su una panchina e così abbiamo conversato fino all'imbrunire. Fu in quell'occasione che gli chiesi un suo ricordo su Padre Mario.

- Che cosa ti devo dire?, mi ha chiesto un po' smarrito Tommaso. 

Queste parole nascondevano tutto il dolore che aveva dentro e, sebbene volesse conservarne il riserbo, sentiva la necessità di confidarsi con qualcuno. Con un amico di vecchia data, con il quale si era sentito spesso al telefono per lavoro e con cui era stato gomito a gomito per giorni interi durante un corso di formazione professionale.

 E allora lo incalzo: 

- La prima cosa che ti viene in mente.

- Padre Mario quando era a Bari, nella Parrocchia di Santa Maria del Monte Carmelo, ha conosciuto mia moglie Benedetta.

Spesso veniva a trovarci, soprattutto negli ultimi istanti della sua malattia.

Aveva capito che era una donna speciale e per questo motivo mi ricordava il suo sorriso e la sua dolcezza.”

Interrompo Tommaso e gli chiedo perché viene fin qui ogni mese.

- Ho frequentato il Santuario assieme a mia moglie, mi risponde, è qui che la sento più vicina, come quando sedevo su quei banchi con lei.

Ma continuiamo a parlare di Padre Mario, mi dice Tommaso.

E' rimasto sempre vicino alla mia famiglia, sopratutto nei due mesi in cui mio figlio Valentino fu in coma mi diceva: “Devi dire a Dio: Signore confido in te”.

Da allora inizio e finisco così, con queste parole, la mia giornata.”

Padre Mario sapeva che io avevo, ed ho tuttora, l'abitudine di portare una rosa rossa alla Madonna di Jaddico ed una al cimitero da mia moglie, per questo motivo mi regalò un vaso, con dentro una rosa rossa.

Ho pianto quando ho saputo della morte di Padre Mario e ora che non c'è più (e qui la voce di Tommaso, per ben due volte, ha un sussulto), ora che non c'è più, spesso quando mi rivolgo a lui dico: ”Mi raccomando, tu che ormai sei lassù, tu che vivi alla presenza di Dio e ti vedi con Benedetta, dille che le voglio bene e che la amo sempre”.

    Solo oggi che ho ripreso in mano queste carte, ho scoperto che Tommaso non c’è più. Un nodo in gola, mi son sentito male, un dolore al cuore. Poi l’ho pensato quando sono stato a messa in una chiesa francescana. Il Papa per questo anno, a 800 anni dalla morte di San Francesco, ha concesso l’indulgenza plenaria. Ho chiesto al Signore di accogliere la sua anima alla sua presenza. 

    Pochi giorni fa invece, durante una chiaccherata, parlando appunto di questa pagina che ho in mente di realizzare, mi accorgo che c'è chi ha ricordi lontani di Padre Mario e dopo averlo ascoltato mi consente così di scrivere:

- E che dire del piccolo Michele di Bari? 
    Aveva combinato un bel guaio. Si nascose e pianse anche per il dolore. Aveva rotto la vetrata contro la quale involontariamente era andato a sbatterci contro, non l’aveva vista, e quella in frantumi era caduta giù in mille pezzi. 
Le catechiste, allarmate dal rumore si chiedevano chi fosse il responsabile. 
- “I miei lamenti, racconta oggi Michele, non passarono inosservati. Ero rimasto li, senza sapere cosa fare. 
Padre Mario mi raggiunse li dove mi ero raggomitolato. Non mi rimproverò, anzi, le sue furono parole di conforto, aveva capito che avevo bisogno di essere tranquillizzato, e io smisi di piangere. 
Poi disse: “Ora andiamo di la dalle catechiste. Dirò che sei stato tu e farò finta di rimproverarti. Davanti a loro aggiungerò che che domani devi venire con i tuoi genitori per pagare il vetro rotto.” 
Nel dire questo Padre Mario prese cinquanta euro dalla sua tasca e me li mise in mano. “Pagherai il vetro con questi, ma questo è il nostro segreto.” Queste le sue parole. 
Poi, per finta, mi prese per le orecchie, ed il resto della storia la conoscete. 
    Questa storia mi arriva direttamente dal protagonista, che piccolo ora non è più, mi arriva dal nostro Fra’ Michele Piperis.


    In quegli ultimi tuoi giorni assieme a Franco son venuto a trovarti in ospedale a Ceglie Messapica. Eri tanto stanco, avevi un viso sofferto e affaticato, ma eri contento di vedere che qualcuno era venuto a trovarti. Non avevi più la forza di parlare. E' stato difficile capire che era un “grazie” quello che mi avevi detto quando mi hai chiesto quella medicina che stava sul comodino. Non riuscivi quasi più a parlare. Solo la mano riuscivi a muovere, e nemmeno bene, e al momento del saluto, con quella ci hai dato la tua benedizione.


Quello che sulla terra è una tragedia, in cielo è un abbraccio.

Ciò che mi consola, caro Padre Mario, è che ci rivedremo. 

 


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Grazie! 🙏

Riportiamo alcuni pensieri dal gruppo WhatsApp Servi della Madonna in merito alla pubblicazione da parte di Tonino del suddetto Post su Padre Mario:

Carmelo

"Ricordare Padre Mario è cosa doverosa e giusta, in quanto la sua presenza come quella di Teodoro è parte integrante di quell'evento di Grazia testimoniato dalla storia di Jaddico. Io l'ho conosciuto ed è stato per diversi anni il mio confessore, amico e confidente sempre disponibile all'ascolto ed, al contempo, sensibile e pronto a dare il giusto consiglio. Io, invero, in un momento di particolare crisi della mia vita ne ho ricevuto uno...importante, che non ho voluto ascoltare e che fu motivo di un certo dissapore nella nostra amicale relazione. Ebbene, grande è stato il mio pentimento essendo state amare le conseguenze del mio testardo comportamento. Mi è rimasto sempre nel cuore il suo ricordo di persona umile, generosa, testimone vero dell'Amore misericordioso di Dio. Per lui, oggi, una sentita preghiera di suffragio inspirata da profonda gratitudine."

 Maria Rosaria

"Grazie Tonino, gloria a Dio per la gioia di stamattina (21/06/2026) nel leggere il tuo articolo, si, p. Mario aveva parole dolci per chiunque arrivava a Jaddico.

Ogni volta, di giorno o sera tardi, che come gruppo si andava a pregare a Jaddico, lui era lì, ci accoglieva, si pregava insieme, ascoltava le nostre confessioni, celebrava la messa e si fermava ad ascoltare la catechesi di Salvatore: lui si metteva in ascolto! Voglia Dio donarci ancora tanti e santi sacerdoti." 

Clara 

Grazie, Tonino, non ho conosciuto questo frate, ma adesso mi pare di conoscerlo!

mercoledì 4 febbraio 2026

QUANDO LA PROFEZIA SI FA VOLTO

 "LA MIA CASA SARA' CHIAMATA CASA DI         PREGHIERA PER TUTTI I POPOLI"


    Una promessa che inizia a realizzarsi. Una profezia tanto attesa. L’attesa che il nostro Santuario diventasse una casa per le nazioni. Il resto del mondo seduto nei banchi del nostro Santuario.

    È il 23 gennaio 1963 e Teodoro sogna. Sogna di essere l’organizzatore di una grande festa che si teneva in una vasta sala. Molti erano gli invitati che accorrevano, e molti di essi giungevano senza alcun invito. Teodoro cominciava perciò a preoccuparsi temendo di non poter accogliere tutti. La sala infatti cominciava a gremirsi di gente tanto da non poterla più contenere agevolmente. In quel mentre al centro della sala, si fece notare una signora che parlando dolcemente a Teodoro disse: “Come mai non hai saputo regolarti nel prendere questo locale? Molta gente è ancora fuori che attende di entrare e molte altre persone verranno ancora anche dall’estero, come faranno ad entrare?”

    Forse questo può essere il momento d’inizio in cui le parole del sogno di Teodoro smettono di essere attesa e diventano “realtà”. Un tempo in cui i nostri banchi si riempiono di storie, lingue e volti provenienti da terre lontane.

In questo inizio di febbraio, nel giorno in cui viene ricordata la presentazione di Gesù al tempio, quello che a noi piace ricordare come il giorno della Candelora, eravamo pronti a vedere gente nuova e a sentire i nostri canti trasformarsi, perché le persone hanno cantato nella loro lingua e si sono sentite a casa, nella propria terra. È stata celebrata la bellezza di una Chiesa che finalmente assomiglia di più al cielo.

 

    Alla presenza del Vescovo Giovanni Intini abbiamo visto la Chiesa farsi madre di ogni cultura. In questa cornice di festa, che è anche la Giornata della Vita Consacrata, i religiosi e le religiose presenti hanno rinnovato le loro promesse. Un segno potente: mentre nuovi popoli arrivano, c'è chi conferma il proprio "sì" per accoglierli, ricordandoci che la vocazione è sempre un dono per gli altri. Lo dice pure Isaia (56,7): “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli”.

 

    Credo sia questo il momento in cui possiamo dire che queste persone erano da tempo attese e che per loro si pregava prima ancora che arrivassero. Aspetto ora che siano tanti i pellegrini, siano tanti i fratelli e le sorelle ad arrivare dall’estero, finché il nostro Santuario non riesca a contenerli tutti.


                    Perché l’hai fatta così piccola?”


venerdì 12 dicembre 2025

PRIMO PREMIO AL PRESEPE DI JADDICO

Arriva Natale: murali, spatacchie, chiodi e martello. 



Teodoro non si accontentava di realizzare un piccolo presepe. Grande è l'amore che aveva per la Madonna, e grande era il presepe che voleva realizzare. Fu realizzato con ogni cura. Sicuramente ci troviamo nel 1965, si può notare, tra il presepe e il muro, la cassetta delle offerte, sulla quale un cartello diceva che anche la più piccola offerta poteva essere utile per portare avanti la costruzione della chiesa.
In questa foto possiamo anche notare che i muri della chiesa mancano dell'intonaco, così come pure l'abside posto sul fondo della navata della chiesa. Il pavimento non era stato ancora realizzato, per cui il palo di ferro era stato piantato nel terreno.
Una curiosità: Il palo di ferro che regge la cassetta delle offerte, esiste ancora, ed oggi si trova sull'esterno della chiesa e ci ricorda che ci troviamo in un luogo sacro attraverso l'invito a "fare silenzio".
 
 

 
Questa volta il presepe, è stato realizzato, sulla parte alta della chiesa, per chi entra, sul lato sinistro.
Possiamo notare che la chiesa è provvista da intonaco, sul perimetro sono stati posati i marmi, sui muri si notano le quattordici stazioni della Via Crucis, realizzati dallo scultore Bepi Zanchetta. 
In tempi recenti le stazioni della Via Crucis sono state posizionate lungo il viale posto di lato al busto di Teodoro e al grande crocefisso, fino a raggiungere il gruppo marmoreo raffigurante la Madonna regina con accanto Gesù nell'atteggiamento con il quale rivela il mistero di Dio.
 
  
 
 
 
        Un lavoro che per la sua mole richiedeva tempo ed energie.

Murali, spatacchie, chiodi e martello da carpentiere per iniziare.

In questo modo veniva costruita una impalcatura alta poco più di mezzo metro. Un lavoro importante per le sue dimensioni. I primi presepi potevano misurare quasi cinque metri di larghezza per due metri e mezzo di profondità.

Dopo aver costruito l’intera impalcatura, cioè la base sulla quale doveva poggiare il presepe, con altro legno seguiva la preparazione di quelle che sarebbero state le grotte, le strade, monti, salite e discese. Veniva così preparato lo scenario del futuro presepe.

        La fase successiva mi piaceva molto.

Teodoro veniva aiutato da Giacomo, uno dei fratelli Micaletti. Anzi fu proprio lui ad insegnare a Teodoro la tecnica di esecuzione che tra poco verrà descritta. 
Lui arrivava a Jaddico con un Maggiolino di colore grigio. Erano tanti, tantissimi i sacchetti che servivano per realizzare il presepe. Erano quelli che prima contenevano il cemento che si usa in edilizia. Venivano aperti e immersi in un bagno di acqua e gesso.

Così inzuppati venivano posati sui legni delle grotte, sulle strade e così via, lasciandoli grinzosi, lasciandoli così come cadevano e presto il gesso faceva la sua parte: si induriva velocemente e già ci si trovava davanti a quello che sarebbe stato lo scenario del presepe che era stato progettato.

Mancava ancora qualche tocco di colore, mica lo si poteva lasciare tutto bianco; polvere colorata cadeva qua e là sui monti e sulle strade e poi gli alberi e poi i personaggi, le luci, gli animali e poi finalmente la grotta dove sarebbe stato sistemato il Bambino nella sua paglia. La Madonna e Giuseppe intorno a Gesù, con il bue e l’asinello.

Era veramente bello. I presepi di Jaddico erano tra i più belli della città, partecipavano ad una selezione e non poche volte vennero premiati.

        Cosa accadde!?

Accadde in quei mesi invernali, in orari scomodi, quando il Santuario era deserto, che uno sconosciuto faceva visita al Santuario. Dalle cassette delle offerte mancavano i soldi.

Poiché era sorto questo dubbio, Teodoro metteva nelle cassette delle offerte banconote proprie che aveva segnato.

        La sera, come ogni sera si faceva, Antonio Consales assieme ai Servi della Madonna aprivano le cassette ma le banconote che Teodoro aveva messo non c’erano più.

L’apertura delle cassette era un rito. Nel raccogliere i soldi ci si faceva una idea di quanto c’era, di quanto veniva raccolto e davanti a banconote importanti si esultava.

Tutto serviva per andare avanti, per la rifinitura della chiesa, per tanti lavori che facevano parte dei progetti dei “Servi della Madonna”. I marmi, i lampadari che poi furono realizzati da Bepi Zanchetta, i servizi igenici, ma anche un luogo con i giochi per trattenere i bambini. In questo modo per le giovani famiglie era più facile partecipare alla messa nelle belle giornate di domenica.

        Ma torniamo a noi. I soldi mancavano. I soldi segnati non c’erano più.

Teodoro una sera, era tardi, molto tardi, all’insaputa di tutti si nascose sotto il presepe.

Quell’anno era stato fatto nella parte alta della chiesa, dove oggi c’è la statua della Madonna. Potè infilarsi sotto il presepe perché l’impalcatura dove poggiava il presepe, come abbiamo già detto, era alta mezzo metro e poi i bordi erano chiusi attraverso un drappo, una stoffa pesante che giungeva sino a terra.

Rimase lì nascosto, nel silenzio di quella tarda ora ad aspettare. Era notte, finchè si presentò questa persona. Quando quest’uomo iniziò a maneggiare intorno alle cassette delle offerte, Teodoro uscì dal suo nascondiglio e lo affrontò.

Questa persona fu denunciata, ma in un momento successivo, per non mettere in difficoltà la sua famiglia, la denuncia fu ritirata. 
Come diciamo noi, in dialetto brindisino, "l'era spramintatu!"

        I Servi della Madonna, con in testa Mario, Ugo e Antonio Consales, quando seppero di questa cosa, rimproverarono Teodoro per il rischio che aveva corso, perché quella persona avrebbe potuto reagire e le cose si sarebbero potute mettere male.

Lo fecero pur sapendo che Teodoro era fatto così. Teodoro aveva affrontato quella situazione anche se questo lo poneva in una posizione di rischio, lo fece perché era coerente con i propri valori morali anche di fronte a difficoltà e rischi.
















lunedì 28 aprile 2025

IL GALLO DI JADDICO

QUANDO IL GALLO CANTO'

Affresco della Madonna di Jaddico con il Bambino benedicente.

 

Il Gallo, anzi "lu Jaddu"
(da qui Jaddico: questa l'ipotesi più accreditata)
 

    Quando il "gallo" canta le emozioni possono essere diverse e contrarie.

Possiamo veder piangere. Questo può accadere se abbiamo di fronte Pietro, nel momento in cui si trova davanti al fuoco, davanti alla sua terza bugia e perché gli risuonano le parole che Gesù gli aveva da poco detto.

Se invece di trovarci assieme a tanta gente, così come è capitato a Pietro, se invece, dicevo, ci troviamo a Jaddico, sempre di notte, nel silenzio della notte, allora potrebbe accadere di sentir cantare un gallo.

Anzi il gallo, quello che si intravede sull'affresco.

Una pagina che leggo dice che abbia cantato a squarciagola.


L'ARRIVO DEI CARMELITANI A BRINDISI

“e il gallo cantò”


    Il tempo era maturo perchè giungesse a Jaddico una comunità religiosa.

I Servi della Madonna, attraverso la persona di Alberto Del Sordo, erano in stretto contatto con la Curia di Brindisi perchè ciò si realizzasse.

    Mons. Settimio Todisco, Vescovo di Brindisi e Ostuni durante gli anni che stiamo narrando, ci dice che tutto questo assume un grande significato, perchè quelle persone, appunto i “Servi”, anziché sentirsi preoccupati di voler conservare una bandiera da tenere in mano, avvertono la necessità di avere a Jaddico la presenza di una comunità religiosa che possa promuovere un'azione educatrice spirituale capace di toccare i cuori.

“Ho contattato varie comunità religiose, afferma Mons. Todisco, finchè, mentre ero in episcopio, durante l'ora di pranzo, è arrivata una telefonata. Era il Padre Prov.le dei Carmelitani Scalzi, che mi diceva: “Siamo riuniti in capitolo e abbiamo parlato anche di Jaddico. Abbiamo concluso che, se lei non ha ancora provveduto, noi saremmo disposti a venire.”

“Ho avuto contatto con diverse comunità religiose, risponde Mons. Todisco, in questo momento sto trattando, ma le dico che non ho concluso con nessuno, però se voi mi date la disponibilità, io dico subito sì. Voi siete stati i primi. Benvenuti!”

Ancora Mons. Todisco: “Pongo una condizione: se venite a Brindisi io non voglio che voi, nello svolgere il vostro ministero, passaste da una chiesa all’altra; non che io non apprezzi, sento la necessità di un centro di spiritualità a Jaddico, dove la presenza dei Padri deve essere costante. Perchè si possa creare un servizio stabile, capace di accogliere la gente, predicare, confessare, consigliare, sollecitare la fede, necessita una disponibilità quotidiana, un centro educativo spirituale, perché la fede non si fa a furia di messe, di rosari, di processioni. Tutto questo è buono, ma, se non si mettono in moto tutti i meccanismi educativi perchè la gente sia convinta della propria fede, noi avremo sempre cristiani deboli, fiacchi di assumere la responsabilità della fede per se stessi, per la famiglia, per la società in cui vivono.

Termino di parlare. Sento che il Padre sorridendo mi dice: “Eccellenza, lei mi pone questa condizione, ma noi nel capitolo, abbiamo concluso che si veniva a Brindisi, soltanto a questa condizione.

In piazza Duomo, in Curia, in quel 1986, arrivò il Padre provinciale Innocenzo Parente, che fu accolto da Teodoro D'Amici e da Alberto Del Sordo. I tre raggiunsero il Vescovo Settimio Todisco.

La presenza del Padri Carmelitani a Brindisi, di questi Figli devoti a Maria, è diventata ormai una realtà.

I Servi della Madonna promossero la costruzione del Santuario partendo solo da un muro. I Padri Carmelitani giunsero a Jaddico dove trovarono solo il grezzo della struttura che li avrebbe ospitati. Per intenderci il convento.

E in quel momento il gallo cantò. Non era il gallo che ricordava a Pietro di aver appena rinnegato Gesù, ma il gallo di Jaddico, raffigurato sull'affresco della Madonna.

Gridava che era arrivata l'alba di un nuovo giorno. I padri Carmelitani Teresiani erano arrivati.

A tempo debito il Signore, scrive A. Del Sordo, nei suoi piani, avrebbe destinato a Jaddico un Ordine mariano, quale quello dei Padri Carmelitani Scalzi che aderendo all'invito dell'Arcivescovo, tramite il Vicario della Diocesi, Mons. A. Catarozzolo, giunsero a Brindisi, e dal 27 novembre 1986 dimorano stabilmente a Jaddico.

I primi a calcare il terreno di Jaddico sono stati: Padre Cirillo Di Rienzo, Padre Enzo Caiffa, Padre Luigi Gaetani. Con loro anche alcuni giovani che iniziavano il loro cammino vocazionale, tra cui Lorenzo Corangelo e Andrea L'Afflitto.

I lavori furono frenetici.

Dopo venticinque anni di lavoro intenso, silenzioso, senza soste, i “Servi della Madonna” consegnano le chiavi di Jaddico ai PP. Carmelitani, i quali, possiamo oggi dire, da venticinque anni lavorano in maniera intensa, silenziosa e senza soste.

La consegna delle chiavi è solo un modo di dire, perchè la chiesa è sempre aperta per una preghiera notturna, come richiesto dalla Madonna.

Senza soste, in vista dell'anno giubilare del 2000, i Padri hanno realizzato la costruzione del centro di spiritualità, capace di accogliere i pellegrini in questa oasi Mariana, dedicata a Santa Maria Madre della Chiesa.

lunedì 27 novembre 2023

Madonna della Medaglia Miracolosa 27 novembre pellegrinaggio mensile a Jaddico

Oggi 27 novembre Beata Vergine Maria della medaglia miracolosa. Uniti in preghiera per tutti gli ammalati e per la Pace ☮️
Pellegrinaggio mensile partenza ore 14,30 da Brindisi via Calabria (casa Teodoro D'Amici) vicino alla Chiesa san Vito Martire. 🙏🙏🙏❤️☮️
** 27 Novembre Madonna della Medaglia Miracolosa🙏🌸🌿
La Medaglia che aiuta gli ammalati.

O Madonna della Medaglia Miracolosa
che ti sei mostrata a Santa Caterina Labouré
nell'atteggiamento di Mediatrice del mondo intero
e di ogni anima in particolare,
noi mettiamo nelle tue mani
a affidiamo al tuo Cuore
le nostre suppliche e le nostre speranze.🌸🌿

Degnati di presentarle al tuo Figlio divino
ed esaudirle se esse sono conformi
alla Divina Volontà
e utili alle anime nostre.🌸🌿

E dopo avere innalzato verso Dio
le tue mani supplichevoli,
abbassale su di noi,
avvolgici con i raggi delle tue grazie
illuminando le nostre menti e
purificando i nostri cuori,
affinché da te guidati
raggiungiamo un giorno la beata eternità.🌸🌿 **

venerdì 5 maggio 2023

RAI1 - a Porta a Porta si parla del riconoscimento delle Apparizioni a JADDICO della MADONNA

3 maggio 2023 a Porta a Porta di RAI 1 si parla di Jaddico


In occasione della trasmissione serale di Porta a Porta di Bruno Vespa su RAI1 del 3 maggio 2023, dove si trasmettevano reportage sulla presunta veggente di Trevigiano e riflessioni affini. Il giornalista David Murgia (conduttore dei programmi televisivi “Vade retro” e “Indagine ai confini del sacro” in onda su TV2000) ha fatto osservare che una delle apparizioni Mariane riconosciute attualmente dalla chiesa e ratificate dal Vescovo Domenico Caliandro (8 dicembre 2022)  è quella di Jaddico (contrada di Brindisi e non provincia di Brindisi) per mezzo di un vigile urbano: Teodoro D'Amici.



sabato 2 aprile 2022

Annuncio al Santuario Maria Madre della Chiesa Jaddico nomina a vescovo di Cerignola - Ascoli Satriano del Rev.do Mons. Fabio Ciollaro.

 Mons. Fabio Ciollaro è il nuovo vescovo di Cerignola Ascoli Satriano. 

Oggi alle 12,00 è stato dato l’annuncio nella chiesa Santa Maria Madre della Chiesa santuario di Jaddico.  Fabio Ciollaro, finora Vicario Generale della nostra Diocesi.

Al caro don Fabio assicuriamo il supporto nella preghiera per il ministero a cui è stato chiamato dal Santo Padre. 

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NON AVEVA PAURA DI MORIRE PERCHE’ AVEVA DATO UNO SCOPO ALLA SUA VITA

  SUL SUO MARMO SI LEGGE: “SONO NELLA VITA Il 15 luglio 2026, a Jaddico, alla fine della messa, si è voluto ricordare il Servo di Dio Teodor...