giovedì 23 luglio 2026

NON AVEVA PAURA DI MORIRE PERCHE’ AVEVA DATO UNO SCOPO ALLA SUA VITA

 SUL SUO MARMO SI LEGGE: “SONO NELLA VITA


Il 15 luglio 2026, a Jaddico, alla fine della messa, si è voluto ricordare il Servo di Dio Teodoro D’Amici.

L’audio del filmino è piuttosto disturbato dai rumori di fondo che ci sono in chiesa, ma anche perché la registrazione dell’audio viene fatta a distanza, per cui in un ambiente, diciamo sterile, è stato ripetuto quanto detto in quella giornata.

 Alla fine della registrazione, viene comunque inserita in maniera autonoma la registrazione fatta in diretta, fatta in quel momento a Jaddico, durante la giornata che ci riguarda.

  


Poche parole per ricordare la persona di Teodoro D’Amici.


    Il 15 luglio 1993 di trentatre anni fa muore il Servo di Dio Teodoro D’Amici.
Muore alla vigilia della solennità della festa della Beata Vergine del Carmine.
Padre Cirillo e Padre Mario, i Padri Carmelitani che all’epoca stavano a Jaddico, considerarono un segno tutto questo.
    Quando Teodoro era in vita amava definirsi Servo della Madonna perché faceva parte della Pia Associazione dei Servi della Madonna.

    Ora mi sposto, non vado lontano, mi sposto di soli tre giorni e mi fermo al Vangelo di domenica scorsa.
Qui il Signore semina, non si preoccupa dove semina, se sulla roccia o sul terreno.
Ebbene il terreno di Teodoro D’Amici è stato un terreno buono perché ha prodotto il 100%, e se dobbiamo rimanere nella metafora agricola, devo dirvi che Teodoro D’Amici era l’albero dal quale sono stati prodotti buoni frutti, e nel Vangelo leggiamo che è dai frutti che si riconosce l’albero.
I frutti di Jaddico erano buoni perché quell’albero aveva affondato le sue fresche e robuste radici nel profondo della buona terra.
Bene questa è un po’ la figura di questa persona.
    Teodoro D’Amici non voleva dare fastidio. Negli ultimi suoi giorni, negli ultimi suoi tempi il Parkinson, la cataratta che quasi non ci vedeva più, la trombosi retinica, problemi al cuore. Non voleva dare fastidio, aveva perso l’uso delle gambe e fino agli ultimi suoi giorni ha avuto sempre una parola buona per gli altri.
Ultime parole prima di morire, perché poi è andato in coma, rivolgendosi ai familiari, sono state: “Non vi preoccupate”.
Non voleva dare fastidio, non voleva dare preoccupazioni.
    Teodoro non aveva paura della morte perché aveva dato uno scopo alla sua vita.
    Teodoro aveva ricevuto il dono dello scapolare, ed entrava così nella famiglia del Carmelo.
Grazie a tutto questo, come si disse durante una omelia, subito dopo la sua morte partecipò al privilegio sabatino.

    Conosceva le parole di Santa Teresa di Lisieux, amava molto questa figura religiosa, che dice: “Io non muoio, ma entro nella vita”.
Ma questo “entro nella vita” a Teodoro non bastava, non gli bastavano le parole di Santa Teresa, perché il suo Dio, il Dio di Teodoro era il Dio dell’”oggi”:
Oggi si è adempiuta la scrittura
Oggi sarai con me in Paradiso
Oggi è nato il salvatore
e ancora, rivolgendosi a Zaccheo, Gesù dice: “Oggi entrerò nella tua casa.”
Per cui non “entro nella vita”, ma “sono nella vita” e questo è quello che si legge al Cimitero sul marmo che custodisce, che protegge la persona di Teodoro D’Amici.

    Sarà un caso, ma Teodoro, nel cimitero di Brindisi, è seppellito nel “vialetto Santa Teresa”.
Anche questo particolare suscitò stupore fra i padri Carmelitani di Jaddico.

    Bene, non solo per Teodoro Dio è il Dio dell’oggi, ma anche la sua Madonna, per la Madonna di Jaddico. Anche in Lei Teodoro vede la donna dell’oggi: “Portami ceri e fiori. A che ora? a mezzanotte”.
Si, a mezzanotte, non certo di domani, ma di oggi.















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