martedì 6 ottobre 2026

Il Muro trema - «Ho bisogno di una casa…» – La richiesta della Madonna a Teodoro D'Amici

 Si passa dal sogno alla realtà

Jaddico, 30 settembre – 2 ottobre 1962: dal sogno di Teodoro al muro che si illumina e trema. Una pagina del Diario di Giuseppina Cassano che conduce alle origini del Santuario.

Jaddico, autunno 1962.

Sono trascorse poche settimane dagli avvenimenti che hanno richiamato Teodoro D'Amici e un piccolo gruppo di persone davanti all'antico muro diroccato della campagna brindisina.

Nella notte del 30 settembre 1962, secondo quanto annotato nel diario dalla moglie Giuseppina Cassano, Teodoro vede in sogno la Madonna. Questa volta la richiesta è semplice e, nello stesso tempo, profondamente concreta:

«Ho bisogno di una casa, mi trovo esposta alle intemperie, non sopporto più questa situazione.»

Nel sogno gli viene mostrato anche quel vecchio muro: pericolante, tremante, prossimo al crollo. Il mattino seguente Teodoro si reca a Jaddico e il muro viene effettivamente trovato lesionato. Non rimane a contemplare quanto accaduto: si consulta immediatamente con un tecnico e interviene per sostenerlo. Riflessione per il 2 ottobre - …

Due giorni dopo, il 2 ottobre 1962, quindici persone tornano a Jaddico per pregare il Santo Rosario. Il diario racconta che Teodoro è il primo a vedere il muro illuminarsi, oscillare e tremare; poco dopo anche gli altri presenti assistono all'illuminazione. Riflessione per il 2 ottobre - …

Sono due episodi che il racconto conserva intimamente legati: una casa da custodire e un muro da salvare.

Da quel fragile rudere, destinato apparentemente a scomparire, prenderà forma una storia che condurrà alla realizzazione del Santuario di Santa Maria Madre della Chiesa.

Lasciamo ora spazio alla testimonianza e alla riflessione che segue, conservandola integralmente, affinché siano le parole stesse del documento a guidarci dentro il significato di quei giorni.

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(Testimonianza scritta da Tonino, figlio di Teodoro D'Amici)

(Dal diario di Giuseppina Cassano, moglie di Teodoro)

30 settembre 1962 Teodoro vide in sogno la Madonna che gli diceva: «Ho bisogno di una casa, mi trovo esposta alle intemperie, non sopporto più questa situazione.» Inoltre, gli faceva vedere il muro, pericolante e tremante, ormai sull'orlo del crollo: la Madonna chiedeva aiuto. L’indomani mattina, facendo una visita alla Madonna, trovammo effettivamente il muro lesionato. Immediatamente Teodoro si consigliò con il geometra e, senza perdere tempo, fece costruire un pilastro sul fianco del muro per sostenerlo.



2 ottobre 1962 Eravamo 15 persone. Ci recammo a Jaddico per recitare il S. Rosario. Appena arrivati sulla strada asfaltata, Teodoro si sentì male ed entrò in estasi. Fu il primo a vedere il muro miracolosamente illuminarsi, oscillare e tremare. Teodoro piangeva e gridava tutto ciò che vedeva. Dopo pochi minuti assistemmo anche noi tutti all'illuminazione del muro. Pensavamo stesse per crollare da quanto tremava. Tutto questo durò per circa due o tre minuti, poi tornò il buio. Molti dei presenti erano in lacrime e, supplicando la Madonna, chiedevano la grazia di cui avevano bisogno.

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            Teodoro non resta paralizzato dal dubbio. Quest'uomo, che presto si chiuderà nel silenzio ad imitazione di Maria, è una persona pratica, forte e vitale. Non si limita a una contemplazione astratta del sogno o al semplice sentimento, ma agisce subito: prende accordi con il geometra Iaia, il quale gli suggerisce di realizzare, sul fianco del muro, un pilastro in cemento armato che lo imbrachi e lo avvolga, scongiurando ogni pericolo.

E Maria, rivolgendosi a Teodoro, dice: «Mi trovo esposta alle intemperie». Ecco: qui c’è Dio che ha bisogno dell’uomo. Un Dio umile, un Dio vulnerabile, un Dio che non si impone con una forza schiacciante, un Dio persino fragile. Maria, la Madre di Dio, non è inaccessibile: chiede aiuto a un uomo qualunque, a un vigile urbano, a un uomo di strada.

Tutto questo, secoli prima, era già avvenuto: San Francesco d'Assisi si trovò davanti al Crocifisso di San Damiano e sentì una voce dirgli: «Va’ e ripara la mia casa».

            E il 2 ottobre si passa dal sogno alla realtà. È Teodoro il primo a vedere la luce e il tremore del muro. La luce illumina il muro mentre questo oscilla e trema, riprendendo esattamente ciò che Teodoro aveva già visto nel sogno di due giorni prima. Le persone presenti comprendono ciò che sta accadendo perché Teodoro racconta loro quanto sta vedendo; successivamente, assistono anch'esse all’illuminazione del muro. Le loro ginocchia si piegano ed essi si sciolgono in lacrime, non sentendosi degni di questo anticipo di Paradiso.

            Quel muro lesionato e pericolante è il simbolo della Chiesa e del cuore umano. In questo modo Maria non chiede soltanto di proteggere un dipinto su un rudere di campagna, ma di custodire la fede nel cuore della gente.


«Quel muro lesionato e pericolante è il simbolo della Chiesa e del cuore umano...»






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