martedì 9 aprile 2024

PER RICORDARE TEODORO - UN BUSTO SUL PIAZZALE DI JADDICO

Il Prof. Giuseppe Marzano mentre perfeziona alcuni particolari del busto di Teodoro.

Il busto di Teodoro D'Amici posizionato sul piazzale del Santuario di Jaddico.



Il busto di Teodoro D’Amici e il mio amico testimone di Geova.

 

    Nel dicembre 1994 viene collocato sul piazzale del Santuario di Jaddico il busto che ricorda la persona di Teodoro D'Amici, l'uomo che la Madonna scelse e al quale affidò i suoi progetti riguardanti la realizzazione di una chiesa. Sempre nello stesso mese, il 18 dicembre, il busto viene scoperto e benedetto dai Padri Carmelitani Scalzi, nella persona del Rettore del Santuario, Padre Mario Pichierri.

    In questo numero vogliamo ricordare alcuni particolari circa le difficoltà trovate nella realizzazione del busto e le modalità con cui si è arrivati a stabilire la fedele somiglianza tra il busto realizzato e il volto di Teodoro.  

 

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Ho sempre pensato che per rendere autentica una testimonianza bisogna scrivere nome e cognome della persona che ci consente di raccontare quanto è accaduto; questa volta però non è possibile farlo, perché il mio amico, pur volendomi incontrare per rileggere e così confermare la fedeltà di quanto narrato in riferimento ai fatti realmente accaduti, è sempre stato impegnato, così mi dice e, di conseguenza, abbiamo sempre rimandato a nuovi appuntamenti.

Questo è quello che è accaduto per mesi e mesi, forse per più di un anno, per cui l'ultima volta che gli ho rinnovato la richiesta, giacché mi diceva di essere disponibile all'incontro e mi indicava anche una data, gli ho detto: "quando arriverà il momento, ti telefonerò per la conferma dell'incontro e sicuramente mi dirai che sei impegnato, quindi non ti chiamo più ma aspetterò una tua telefonata, tanto conosci il mio numero". Era l'unico modo per farlo venire allo scoperto e capire se veramente voleva autorizzare la pubblicazione del brano. Dopo quella volta questa telefonata non è mai arrivata.

Quindi non avendo avuto la sua autorizzazione a scrivere quello che più avanti leggeremo, non posso scrivere il suo nome (e nemmeno il cognome), ma userò un nome di fantasia.

Benedetta privacy!

Lo chiameremo Benedetto.

E’ una vecchia amicizia quella che mi lega a Benedetto, ma forse devo dire antica.

Il primo ricordo che ho di lui è di quando in banca doveva cambiare un assegno e quel cassiere gli chiese se era conosciuto da qualcuno e lui indicò me. Io dissi di non conoscerlo.

Sicuramente avevamo chiacchierato prima di quella giornata, forse gli avevo già fatto qualche operazione allo sportello, ma la mia, come sempre dico, non è una buona memoria.

Ci rimase male, poi facemmo amicizia ed entrammo in confidenza.

Veniva spesso in banca per sbrigare operazioni per conto della ditta presso la quale lavorava, finché un giorno, in una mattinata di rara tranquillità, appena lo vidi entrare in banca gli passai una telefonata: “Benedetto, una telefonata per te”, e subito gli consegnai la cornetta del telefono.

Pochi secondi prima avevo fatto il numero del custode del cimitero, per cui lui ebbe appena il tempo di sentire un ultimo squillo e poi sentirsi dire: “Chi parla?”

Capì subito e si affrettò a scusarsi quasi balbettando.

Con gli altri colleghi, complici per avere con loro architettato la manovra, eravamo lì a guardarlo e aspettavamo una sua reazione. Invece Benedetto, sempre con la testa che gli era entrata sin dentro il collo e in silenzio, abbozzò un sorriso fissandomi negli occhi fino a quando non annuì.

Una sera, anzi era notte, forse quarant’anni fa, rientravo con il mio papà a Brindisi.

Ci fermammo a Jaddico e quando entrammo nel Santuario vidi una persona vicino al muro, anzi, meglio, vicino all’immagine della Madonna.

Era lui. C’era solo lui in chiesa.

Ci salutammo, ma non volli interrompere quel suo momento di intimità con la Madonna.

In quel momento pensai che doveva avere una fede forte per trovarsi lì a quell’ora, pensai che aveva qualcosa da chiedere alla Madonna e che quel conforto, del quale aveva bisogno, lo poteva trovare solo lì, davanti a quella Madonna, in quella chiesa, aperta anche di notte.

Una domenica mattina, tanti e tanti anni dopo, affacciandomi dalla finestra, lo vidi percorrere il marciapiede con indosso giacca e cravatta mentre stringeva una borsa nella mano destra.

Rimasi dietro alla finestra, senza farmi notare, e rimasi stupito, meravigliato, ma anche indeciso sulle conclusioni che affollavano la mia mente. Aspettavo solo di vederlo in banca per chiedere.

Fu così che mi sentii rispondere: “sono testimone di Geova.”

Ma era diventato testimone di Geova - mi chiedevo - oppure lo era sempre stato? Per un Testimone di Geova, pensavo, la curiosità di vedere il muro di Jaddico poteva essere appagata solo di notte, quando si è sicuri di non essere visti da nessuno.

Da quel momento io e Benedetto ci trovavamo su due rive opposte… in mezzo lo stesso mare nel quale nuotavamo senza mai incontrarci.

Lui cercava di farmi riflettere per convincermi delle sue certezze, ma io non potevo accettare nessun tipo di riflessione. Quando ho reso per iscritto la mia testimonianza sui fatti di Jaddico, quando ho voluto raccontare la mia esperienza sulla Luce, ho scritto che io ero presente, e questo basta. Per questo motivo mi chiedo su cosa dovevo riflettere: quella Luce era la Luce della Madonna!

I primi sogni con cui papà veniva invitato ad andare a Jaddico gli arrivavano dalla Madonna, quella stessa Madonna che noi riconosciamo come vergine e che non è venerata dai Testimoni. Già tutto questo mi bastava e per me il discorso con i Testimoni di Geova era esaurito. Chiuso.

Ma nei vari incontri con Benedetto il discorso andava a finire sempre lì ed ognuno cercava di far valere le proprie ragioni.

Tante volte Benedetto, prima di andare via dalla banca, mi salutava e mi diceva: “ti voglio bene”. La nostra è una amicizia vera.

Devo tantissimo a Benedetto, lui non lo sa, perché in maniera indiretta mi ha spinto ad aprire la Bibbia sempre più di frequente, ad aprire qualsiasi libro del quale disponevo, perchè con lui potessi reggere il confronto.

Ed ora veniamo al punto.

Il 15 luglio 1993 Teodoro muore. Alcuni mesi dopo la sua morte, dopo tanto parlare, con il benestare di Padre Mario Pichierri, al tempo rettore del Santuario di Jaddico, finalmente si decide di voler ricordare Teodoro con un busto da sistemare sul piazzale del Santuario.

Il prof. Alberto Del Sordo suggerisce il nome dello scultore e ci parla del prof. Giuseppe Marzano dicendoci che aveva studiato all'Istituto d'Arte di Lecce e all'Accademia di Belle Arti di Firenze, che era ordinario della cattedra di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico di Brindisi e che conosceva la qualità e il pregio dei suoi lavori.

Già dai primi incontri con il prof. Giuseppe Marzano si decide di dargli l’incarico per la realizzazione del busto. E mentre il busto veniva realizzato ci si rendeva conto che non era ancora somigliante e dopo alcuni tentativi il prof. Marzano, anziché continuare a correggere i lineamenti del viso, preferì cancellare tutto e ripartire da zero.

Ancora una volta il busto veniva rimodellato, ma questa volta in maniera veramente somigliante.

Si, era proprio lui, era Teodoro.

Tutti eravamo d’accordo su questo. Era d'accordo Giuseppina, la moglie di Teodoro, e la figlia Tina, come pure Padre Mario e il prof. Del Sordo, finchè il prof. Marzano una sera mi dice che per considerare definitivo e ben riuscito il lavoro bisognava fare vedere il busto ad una persona estranea, una persona che non sapeva nulla dell’esistenza del busto.

Pochi giorni dopo Benedetto entra in banca e subito penso a lui come alla mia cavia, così gli chiedo se vuole prendere con me qualcosa al bar. Gli indico un bar per raggiungere il quale saremmo dovuti passare da vicino lo studio di Marzano e così usciamo per un caffè veloce.

Quindi raggiungiamo il vecchio rione di San Pietro degli Schiavoni, dove c’è lo studio di Marzano, e qui arrivati gli dico: “giacché ci troviamo qui fammi parlare con una persona. Anzi, vieni con me”.

Appena dentro Benedetto vede il busto di papà, che in quel momento è sistemato su un piedistallo, in posizione centrale nello studio stesso, ed esclama: “ma questo è tuo papà!”

Io e Marzano ci guardiamo negli occhi e in questo modo, senza proferir verbo alcuno, ci diciamo che il lavoro è stato fatto bene. Era la verifica che ci serviva.

A questo punto chi sta leggendo si sta chiedendo: “E il caffè?” Be’ quello ce l’ha offerto lo stesso Marzano nel suo studio.

lunedì 18 marzo 2024

"No ti scurdari di me!"

“Non lasciateci soli”

    “Non vi scordate di me”, ci ha detto una ammalata nella cui casa andiamo a pregare.

    Anche il nostro amico novantaquattrenne ha affermato la stessa cosa, anzi lui ad uno di noi ha detto esattamente così: “No ti scurdari ti Salvatori, ca iu ti vogghiu beni”, e in un'altra occasione, sempre lui: “Ogni tanto chiamatemi al telefono, perché io non vedo più bene, e non sono in grado di fare il vostro numero per chiamarvi”, ed infine, quando lo abbiamo incontrato pochi giorni fa, ha detto: “Questa è l'ultima volta che ci vediamo”.

“Quando verrete la prossima volta?”, ci chiede un altro di loro.

E ancora un altro ammalato: “È da tanto che non venite a pregare a casa mia.”

Ma può anche capitare di andare a trovare una ammalata di Alzheimer, e, quando a Giovanni chiedo se Rosa Maria mi ha riconosciuto, mi risponde di no. Mi dice che è lì, in quel letto, da dove ogni tanto ci regala quel suo sorriso triste.

    Si va per dare conforto all'ammalato, ma quando si è lì, ci si rende conto che la persona da incontrare è anche chi accudisce l’infermo. Non ci si deve preoccupare di essere di compagnia, o di essere capaci di dire qualcosa, perché dall'altra parte è tanta la voglia che qualcuno sia andato a trovarli, che è lui racconta. Così ha fatto Giovanni, ci ha parlato della sua malattia, sin dal suo nascere, i farmaci che erano in bella mostra e il problema del decubito. Ma non finiva più voleva parlare, aveva bisogno di compagnia.

    Rosa Maria: una istituzione per la nostra parrocchia. Era lei che nei momenti liberi dagli impegni di lavoro, o dall'accudire la sua vecchia mamma, si recava in una apposita sala della nostra Parrocchia, dove c'era il necessario per confezionare le fragranti ostie che il sacerdote avrebbe utilizzato durante le funzioni religiose.

    Anche io, con Chicco e Chiara, i miei figli, quando erano ancora piccoli, mi recavo in quella sala della Parrocchia, e lei ci dava i ritagli, che metteva in un “cartuccio”, un pezzo di carta al quale dava la forma di un cono. I miei figli sentivano sotto i denti quella fragranza, quel croccante che spesso veniva mangiato, ancor prima di andar via.

    Non sempre è facile entrare nelle case degli ammalati per pregare con loro, ma quando questo accade, sono loro stessi che ci chiedono e ci sollecitano la preghiera nelle loro case.

Naturalmente questo non ci rende orgogliosi: per noi è solo un servizio e sensibilità nei riguardi di chi soffre anche se sono pochi i giorni della settimana, così come quelli di un mese e quelli di un anno.

Andiamo via dopo aver pregato con loro prima con il Rosario, poi con la Coroncina della Divina Misericordia, seguita da una breve spontanea conversazione che mette in risalto il clima di amicizia che si è instaurato.

È in questo momento che ci sembra di sentire un grido silenzioso ed assordante con cui ci dicono: “Non lasciateci soli.”









giovedì 14 marzo 2024

Oggi giovedì 14 febbraio 2024, Santa Messa a Torino in suffragio dei Servi della Madonna



Questa sera a Torino verrà celebrata una messa in favore dei Servi della Madonna.
Tanti anni fa il 27 maggio di ogni anno una messa veniva celebrata anche a Jaddico per ricordare i Servi ormai vicini allo splendore di Dio.
Si, quella frase non è  stata scritta a caso.
La morte, e quindi il buio non prevarrà,  perché sempre arriverà un nuovo sole, sempre arriverà una vita nuova piena della luce di Dio.

🌺🌺🙏Dal gruppo WhatsApp dei Servi della Madonna di Jaddico alcuni messaggi...e screenshot di condivisione...🙏🙏🌺 Con don Giovanni Marchesi e Tonino D'Amici 🙏🌺
"Vedete, questa è "fama di santità", questo sacerdote nell'indicare Teodoro lo chiama già "servo di Dio".
Preciso che fama di santità non vuol dire che Teodoro è santo, ma vuol dire che c'è chi si rivolge a Teodoro per chiedere intercessione.""

🙏🌺🙏🌺☀️
Cari amici, uniti in preghiera per tutti gli ammalati 🙏🌺☀️

venerdì 16 febbraio 2024

"Il primo rosario" (nelle case degli ammalati).

TONI', STO MORENDO.

         
    Erano passati alcuni mesi da quando Pino Ribezzo non usciva più da casa, era il 2005. Stava molto male. Tutti in parrocchia si erano accorti della sua assenza, perché durante la messa era sempre presente. Ogni sera lui animava la celebrazione con la sua voce da basso e con la musica, ma da qualche tempo non era più così a causa della sua malattia.

    Per questo motivo decisi di andarlo a trovare, facendomi precedere da una telefonata. Rimase molto contento quando mi vide e fu bellissimo rimanere con lui e intrattenermi a lungo a chiacchierare.

    Era seduto sulla sua poltrona, e la prima cosa che mi disse, anzi che mi sussurrò appena mi avvicinai per abbracciarlo, fu: “Tonì, sto morendo.”

Alla morte non ci si può sottrarre, e Pino viveva questa fase della sua vita in tutta la sua consapevolezza.

    Ma come potevo dirgli che la morte è solo una trasformazione? Come potevo dirgli che la morte è il passaggio necessario per entrare in una vita nuova? Forse per confortarlo dovevo ricordargli quanto Gesù, prima di morire, aveva detto al ladrone pentito: “In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso.” E poiché ho avuto modo, per tanto tempo, di frequentare e conoscere Pino, posso dire che viveva questa sua malattia offrendola al Signore, proprio come aveva fatto Paolo quando, negli Atti, dice che quello era il modo di completare le sofferenze di Cristo.

    Con quella visita pensavo di essere a posto con la mia coscienza, ma dopo poco più di venti giorni, ho sentito la necessità di tornare a trovarlo.

A Pino e sua moglie dissi che non ero bravo nella conversazione, per cui sarei potuto tornare da loro, se volevano, per un Rosario. Ci sarei tornato anche con la mia mamma che ormai si serviva della sedia a rotelle per muoversi.

Hanno accettato.

    Il giovedì successivo, appena uscito dall’ufficio, sono passato dalla casa della mamma, e con lei ho percorso la breve strada che ci separava dall’abitazione di Pino. Qui, mentre ero sul marciapiede, ho sbagliato a suonare il campanello: anziché suonare il primo in basso a destra, ho suonato il primo in basso a sinistra. Mi sono reso conto dell'errore, quando si è affacciata alla porta Anna De Marco, che con noi, ogni ventisette del mese, veniva in pellegrinaggio a piedi a Jaddico. Le ho detto che avevo sbagliato a suonare, e che dovevo andare a casa di Pino per un Rosario, a quel punto lei mi ha risposto: “Vengo anch'io, vado a prendere la mia coroncina.”

Questo è stato il primo rosario nelle case degli ammalati. Prima di congedarmi da Pino, da sua moglie Maria e da Anna, ho assicurato loro che ci saremmo visti dopo una settimana, sempre di giovedì, per un altro Rosario.

    Prima di quel giovedì, Ada D'Ambrosio, una signora che abita a fianco del mio portone, è venuta a trovarmi a casa di sera per propormi di iniziare a pregare con il Rosario nelle case. Io le ho risposto esattamente così: “Ada, non so cosa sto facendo, ma forse questa esperienza l'abbiamo appena iniziata.”

    E fu così che il giovedì successivo, a casa di Pino, oltre ad Anna, c'era anche Ada.

    Nel frattempo, per correttezza, ho parlato con il sacerdote della mia Parrocchia, per sapere se la mia iniziativa fosse corretta e giusta. Mi ha risposto che se queste famiglie liberamente gradivano questo intervento, era una cosa buona, e inoltre mi suggeriva di proporre questa preghiera in maniera semplice.


Pino ci lascia in un giorno caro a Jaddico. Era il 27 gennaio 2005.

                                                                                                                   

domenica 11 febbraio 2024

XXXII Giornata Mondiale del Malato

Maria Madre della Chiesa prega per tutti gli ammalati vicini e lontani 🤗🙏💪e con la preghiera e con la solidarietà fraterna dimostriamo la vicinanza a chi soffre!❤️🙏🤗
dal vangelo di oggi in una riflessione di Carmelo da WhatsApp gruppo Servi della Madonna di Jaddico.
🌺“Se vuoi, puoi”. Così prega il lebbroso del Vangelo di Marco nella VI domenica del tempo ordinario. È la preghiera di un uomo che a causa della sua malattia non può più stare con gli altri ed è condannato perciò alla solitudine. Avrebbe tutto il diritto ad essere arrabbiato e a pretendere un miracolo da Gesù, ma non prega con pretesa, bensì rimettendosi alla volontà di Dio: “Se vuoi”, dice. Ma poi aggiunge anche una professione di fede: “io so che tu puoi”, cioè che tu Gesù sei più grande dell’inferno che sto vivendo, che puoi sconfiggere il male che mi tiene in ostaggio e puoi porre fine alla mia disperazione. Non è scontata questa considerazione perché sovente rischiamo di credere di più al male che alla potenza del bene. Gesù corrisponde questa fiducia e questa delicatezza: “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato”. Avrebbe potuto guarirlo senza toccarlo, ma Gesù lo vuole toccare pur sapendo che questo lo avrebbe reso impuro. Vuole donare a quest’uomo un contatto umano che probabilmente non sentiva più da molto tempo. La compassione di Gesù è un oceano infinito che non si riesce mai a racchiudere in una sola idea, e in un unico atteggiamento. Si rimane sempre senza parole davanti al modo che Egli ha di amare e di essere creativo con quest’amore. Un cristiano non può non comprendere che essere credente significa comportarsi come Gesù si è comportato. Un cristiano senza compassione, è un cristiano senza fede. Ogni domenica siamo noi quel lebbroso che cerca Gesù nell’Eucarestia per farsi toccare. E finita quell’Eucarestia dovremmo essere ancora noi quel lebbroso guarito che non riesce a tenere per se una simile gioia: “Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto”.
  #dalvangelodioggi🌺🌺

domenica 4 febbraio 2024

Momenti fotografici: La Candelora e primo sabato del mese di febbraio 2024 rosario presso la tomba di Teodoro

La presentazione di Gesù al tempio "La Candelora e S. Messa" foto ricordo nel Santuario Maria Madre della Chiesa Jaddico

2 Febbraio 2024



















Sabato 3 febbraio 2024, come ogni primo sabato del mese, in preghiera a recitare il rosario presso la tomba di Teodoro al cimitero.










 

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NON AVEVA PAURA DI MORIRE PERCHE’ AVEVA DATO UNO SCOPO ALLA SUA VITA

  SUL SUO MARMO SI LEGGE: “SONO NELLA VITA Il 15 luglio 2026, a Jaddico, alla fine della messa, si è voluto ricordare il Servo di Dio Teodor...