martedì 20 gennaio 2026

San Sebastiano a Jaddico, festa della Polizia Locale tra fede e riflessione sul territorio

San Sebastiano 2026 – Festa della Polizia Locale al Santuario di Jaddico - Brindisi



Martedì 20 gennaio 2026, alle ore 10.00, presso il Santuario Santa Maria Madre della Chiesa a Jaddico, si terrà la celebrazione eucaristica in onore di San Sebastiano, patrono della Polizia Locale.
Un momento di fede e di riflessione sul ruolo svolto quotidianamente dalle Polizie Locali al servizio della sicurezza del territorio.

La celebrazione eucaristica si è svolta nella chiesa di Jaddico, scelta non casuale: il santuario sorge infatti nel luogo in cui, secondo la tradizione, la Vergine Maria apparve al vigile urbano Teodoro D’Amici, oggi considerato in odore di santità: "Servo di Dio Teodoro D'Amici"


La Santa Messa è stata officiata da monsignor Giovanni Intini, arcivescovo di Brindisi-Ostuni, e ha visto la partecipazione dei sindaci dei Comuni della provincia, oltre a numerose autorità civili e militari.

L’occasione è stata utile anche per tracciare un bilancio dell’intenso lavoro svolto dalla Polizia Locale. Come sottolineato dal comandante Antonio Orefice, il Corpo opera quotidianamente nonostante una cronica carenza di personale.
«La resa, la produttività — se vogliamo usare un termine economico — del comando e del corpo sono sotto gli occhi di tutti: nulla da contestare, nulla da dire ai collaboratori. Il limite resta però strutturale, legato al numero di operatori disponibili», ha evidenziato il comandante.

Una criticità che non riguarda soltanto il territorio locale, ma rappresenta una questione diffusa a livello nazionale e che può riflettersi sulla percezione e sulla reale sicurezza dei cittadini.

La presenza di Antenna Sud canale 14, ha evidenziato i suddetti punti. Di seguito riportiamo una registrazione video ripresa dalla TV, e alcune foto di alcuni momenti della cerimonia.































































 
 
Sbobinatura della testimonianza resa a Jaddico il 20 gennaio 2026
 
Sbobinatura della testimonianza resa a Jaddico, il 20 gennaio 2026, alla fine della messa delle 18.30

    Lo spazio di due minuti, meno di tre, per tornare indietro di 63 anni, fino a fermarci al 20 gennaio 1963, il giorno in cui il muro di Jaddico, questo muro (alle mie spalle), si illumina di una luce straordinaria.
Quel giorno, come del resto anche oggi, è il giorno di San Sebastiano, il
santo venerato dai Vigili Urbani, e Teodoro era un Vigile Urbano, e in quel tempo era anche in servizio.
    Bene, adesso parliamo del miracolo del muro del 20 gennaio 1963, giacché oggi ne ricorre l’anniversario, ma ho bisogno di introdurmi a questa giornata, per fare questo rimarrò sempre nei tre minuti che ci siamo prefissati. Lo faccio attraverso un sogno che Teodoro fa.
E’ il 18 gennaio 1963. Teodoro sogna di venire qui a Jaddico. Si mette in macchina, esce fuori dalla città, e quando alle sue spalle c’è l’ultimo palazzo del rione Paradiso, nota che una signora sta camminando a piedi, e sta percorrendo la strada nella sua stessa direzione, per cui Teodoro si ferma, e chiede alla signora se ha bisogno di un passaggio.
La signora accetta e sale in macchina.
I due parlano come se si conoscessero, ma lui non dice dichiamarsi Teodoro, e nemmeno di lei conosciamo il nome.
Parlano, e la signora dice a Teodoro che da quelle parti, dove la macchina sta andando, le stanno costruendo una casa, e Teodoro: “Anche io mi sto preoccupando di una costruzione, però signora faccia attenzione, perché talvolta i muratori possono destare sorprese. E la signora, poggiando la mano sulla spalla di Teodoro, e dicendogli figlio mio; bellissima questa cosa della mano sulla spalla e del fatto che lo chiama figlio mio, a me tutto questo piace molto.
La signora continua dicendo: “Ma chi si sta preoccupando della costruzione della mia casa, è una brava persona.”
La macchina continua ad andare fino a fermarsi a Jaddico giacché la signora aveva detto a Teodoro che proseguiva con lui.
Appena arrivati Teodoro scende dalla macchina, fa il giro della macchina, e quando apre lo sportello del passeggero la Signora non c’è più.
    In base a questo sogno Teodoro decide di venire a Jaddico nelle tarde ore della sera del 20 dello stesso mese.
    Secondo la testimonianza di Alberto del Sordo, alla illuminazione del muro sono presenti quaranta persone.
Cinquanta secondo la testimonianza di Cassano Giuseppina moglie di Teodoro.
Leggo la testimonianza:
Eravamo tutti raccolti sotto la solita baracca, soprattutto perché il tempo era piuttosto rigido e piovoso. (Viene indicato il luogo dove era stata posta la protezione di legno: La baracca si trovava lì, in fondo alla chiesa, di fronte alla statua della Madonna).
Nel corso della recita del Santo Rosario, un aroma inebriante di misteriosa provenienza, avvolse l’atmosfera tutto intorno, mentre Teodoro distaccato da tutti noi, era inginocchiato presso il rudere, raffigurante l’immagine della Madonna. Terminata la recita del Santo Rosario, Teodoro cominciò ad accusare uno strano malessere, poi tutti, anche Teodoro, ci portammo sulla strada asfaltata per la recita delle 15 Ave Maria, (perché all’epoca erano 15 i misteri del Rosario).
Teodoro, improvvisamente, con voce tremante e piangente, anticipò ad alta voce, con un grido, che una luce intensa, soprannaturale,
nasceva dal rudere e si spandeva a largo raggio tutto intorno.
Subito dopo, anche noi tutti vedemmo il meraviglioso miracolo.
    Teodoro, con i suoi risparmi, iniziò i lavori delle fondamenta necessarie per la costruzione della chiesa.

domenica 4 gennaio 2026

Oggi (2026) - come allora (1963) - davanti al miracoloso muro di Jaddico

Come ogni sabato notte, i Servi della Madonna in preghiera

 
 
"Queste foto sono state scattate a mezzanotte, alla fine del rosario.
Su invito del nostro diacono Franco Greco, abbiamo lasciato i banchi e ci siamo stretti intorno all'altare, intorno alla natività, intorno alla Madonna di Jaddico, intorno a quella Madonna che tanti anni fa ha fatto palpitare i cuori ed ancor oggi continua a farlo. Qui il nostro Franco ha ringraziato il Signore a nome di tutti noi per quanto ci ha dato, per quanto ci ha concesso nell'anno che è trascorso e naturalmente ha espresso propositi di crescita spirituale, di conversione, di più forte relazione con Dio, affinché il cielo sia più vicino a noi."
 
Seguono ora due foto.
Nella prima gli antichi Servi, in una giornata d'inverno, all'alba del 1963, credo di poter dire, nello stesso giorno in cui è stata posata la prima pietra:
" Ed ora, non più le stesse persone, ma sempre "Servi".
I nuovi "Servi", davanti allo stesso muro, davanti alla stessa Madonna, in preghiera.
Quanto tempo è passato!
Siam passati da un crudo muro di aperta campagna, ad un prezioso muro, protetto e custodito da una meravigliosa chiesa.
Proprio come Del Sordo dice, protetto e custodito in uno "scrigno".
Ecco la foto, questa volta scattata a mezzanotte, ma pur sempre all'alba. 
Si all'alba di un nuovo anno, nel primo dei tanti sabato notte che ci vedono e che ci vedranno qui a Jaddico in preghiera, davanti alla nostra Madonna.
Si, era l'alba, qualcuno dice di aver sentito cantare.
Se questo è successo è senz'altro stato il gallo, quello dipinto sull'affresco.
 
 

 Al centro, tra la Madonna e il Bambino, possiamo notare il gallo che poggia le zampe sulla mano sinistra della Madonna.
 
Lui non canta più con il cuore gonfio di dolore per indicare un tradimento, ma gonfio è il petto perchè è contento, perchè ancora c'è chi prega di notte nell'orario suggerito dalla Madonna."
 
🙏❤️🙏❤️🙏❤️
Questa rotatoria stradale, che già porta il nome di Teodoro D'Amici, al suo interno vedrà un'opera che ricorda Jaddico e il nostro concittadino.
🙏❤️🙏❤️🙏❤️🤝🩵🤍🌈



venerdì 12 dicembre 2025

PRIMO PREMIO AL PRESEPE DI JADDICO

Arriva Natale: murali, spatacchie, chiodi e martello. 



Teodoro non si accontentava di realizzare un piccolo presepe. Grande è l'amore che aveva per la Madonna, e grande era il presepe che voleva realizzare. Fu realizzato con ogni cura. Sicuramente ci troviamo nel 1965, si può notare, tra il presepe e il muro, la cassetta delle offerte, sulla quale un cartello diceva che anche la più piccola offerta poteva essere utile per portare avanti la costruzione della chiesa.
In questa foto possiamo anche notare che i muri della chiesa mancano dell'intonaco, così come pure l'abside posto sul fondo della navata della chiesa. Il pavimento non era stato ancora realizzato, per cui il palo di ferro era stato piantato nel terreno.
Una curiosità: Il palo di ferro che regge la cassetta delle offerte, esiste ancora, ed oggi si trova sull'esterno della chiesa e ci ricorda che ci troviamo in un luogo sacro attraverso l'invito a "fare silenzio".
 
 

 
Questa volta il presepe, è stato realizzato, sulla parte alta della chiesa, per chi entra, sul lato sinistro.
Possiamo notare che la chiesa è provvista da intonaco, sul perimetro sono stati posati i marmi, sui muri si notano le quattordici stazioni della Via Crucis, realizzati dallo scultore Bepi Zanchetta. 
In tempi recenti le stazioni della Via Crucis sono state posizionate lungo il viale posto di lato al busto di Teodoro e al grande crocefisso, fino a raggiungere il gruppo marmoreo raffigurante la Madonna regina con accanto Gesù nell'atteggiamento con il quale rivela il mistero di Dio.
 
  
 
 
 
        Un lavoro che per la sua mole richiedeva tempo ed energie.

Murali, spatacchie, chiodi e martello da carpentiere per iniziare.

In questo modo veniva costruita una impalcatura alta poco più di mezzo metro. Un lavoro importante per le sue dimensioni. I primi presepi potevano misurare quasi cinque metri di larghezza per due metri e mezzo di profondità.

Dopo aver costruito l’intera impalcatura, cioè la base sulla quale doveva poggiare il presepe, con altro legno seguiva la preparazione di quelle che sarebbero state le grotte, le strade, monti, salite e discese. Veniva così preparato lo scenario del futuro presepe.

        La fase successiva mi piaceva molto.

Teodoro veniva aiutato da Giacomo, uno dei fratelli Micaletti. Anzi fu proprio lui ad insegnare a Teodoro la tecnica di esecuzione che tra poco verrà descritta. 
Lui arrivava a Jaddico con un Maggiolino di colore grigio. Erano tanti, tantissimi i sacchetti che servivano per realizzare il presepe. Erano quelli che prima contenevano il cemento che si usa in edilizia. Venivano aperti e immersi in un bagno di acqua e gesso.

Così inzuppati venivano posati sui legni delle grotte, sulle strade e così via, lasciandoli grinzosi, lasciandoli così come cadevano e presto il gesso faceva la sua parte: si induriva velocemente e già ci si trovava davanti a quello che sarebbe stato lo scenario del presepe che era stato progettato.

Mancava ancora qualche tocco di colore, mica lo si poteva lasciare tutto bianco; polvere colorata cadeva qua e là sui monti e sulle strade e poi gli alberi e poi i personaggi, le luci, gli animali e poi finalmente la grotta dove sarebbe stato sistemato il Bambino nella sua paglia. La Madonna e Giuseppe intorno a Gesù, con il bue e l’asinello.

Era veramente bello. I presepi di Jaddico erano tra i più belli della città, partecipavano ad una selezione e non poche volte vennero premiati.

        Cosa accadde!?

Accadde in quei mesi invernali, in orari scomodi, quando il Santuario era deserto, che uno sconosciuto faceva visita al Santuario. Dalle cassette delle offerte mancavano i soldi.

Poiché era sorto questo dubbio, Teodoro metteva nelle cassette delle offerte banconote proprie che aveva segnato.

        La sera, come ogni sera si faceva, Antonio Consales assieme ai Servi della Madonna aprivano le cassette ma le banconote che Teodoro aveva messo non c’erano più.

L’apertura delle cassette era un rito. Nel raccogliere i soldi ci si faceva una idea di quanto c’era, di quanto veniva raccolto e davanti a banconote importanti si esultava.

Tutto serviva per andare avanti, per la rifinitura della chiesa, per tanti lavori che facevano parte dei progetti dei “Servi della Madonna”. I marmi, i lampadari che poi furono realizzati da Bepi Zanchetta, i servizi igenici, ma anche un luogo con i giochi per trattenere i bambini. In questo modo per le giovani famiglie era più facile partecipare alla messa nelle belle giornate di domenica.

        Ma torniamo a noi. I soldi mancavano. I soldi segnati non c’erano più.

Teodoro una sera, era tardi, molto tardi, all’insaputa di tutti si nascose sotto il presepe.

Quell’anno era stato fatto nella parte alta della chiesa, dove oggi c’è la statua della Madonna. Potè infilarsi sotto il presepe perché l’impalcatura dove poggiava il presepe, come abbiamo già detto, era alta mezzo metro e poi i bordi erano chiusi attraverso un drappo, una stoffa pesante che giungeva sino a terra.

Rimase lì nascosto, nel silenzio di quella tarda ora ad aspettare. Era notte, finchè si presentò questa persona. Quando quest’uomo iniziò a maneggiare intorno alle cassette delle offerte, Teodoro uscì dal suo nascondiglio e lo affrontò.

Questa persona fu denunciata, ma in un momento successivo, per non mettere in difficoltà la sua famiglia, la denuncia fu ritirata. 
Come diciamo noi, in dialetto brindisino, "l'era spramintatu!"

        I Servi della Madonna, con in testa Mario, Ugo e Antonio Consales, quando seppero di questa cosa, rimproverarono Teodoro per il rischio che aveva corso, perché quella persona avrebbe potuto reagire e le cose si sarebbero potute mettere male.

Lo fecero pur sapendo che Teodoro era fatto così. Teodoro aveva affrontato quella situazione anche se questo lo poneva in una posizione di rischio, lo fece perché era coerente con i propri valori morali anche di fronte a difficoltà e rischi.
















Mostra Titolo del Post in evidenza

NON AVEVA PAURA DI MORIRE PERCHE’ AVEVA DATO UNO SCOPO ALLA SUA VITA

  SUL SUO MARMO SI LEGGE: “SONO NELLA VITA Il 15 luglio 2026, a Jaddico, alla fine della messa, si è voluto ricordare il Servo di Dio Teodor...