venerdì 16 febbraio 2024

"Il primo rosario" (nelle case degli ammalati).

TONI', STO MORENDO.

         
    Erano passati alcuni mesi da quando Pino Ribezzo non usciva più da casa, era il 2005. Stava molto male. Tutti in parrocchia si erano accorti della sua assenza, perché durante la messa era sempre presente. Ogni sera lui animava la celebrazione con la sua voce da basso e con la musica, ma da qualche tempo non era più così a causa della sua malattia.

    Per questo motivo decisi di andarlo a trovare, facendomi precedere da una telefonata. Rimase molto contento quando mi vide e fu bellissimo rimanere con lui e intrattenermi a lungo a chiacchierare.

    Era seduto sulla sua poltrona, e la prima cosa che mi disse, anzi che mi sussurrò appena mi avvicinai per abbracciarlo, fu: “Tonì, sto morendo.”

Alla morte non ci si può sottrarre, e Pino viveva questa fase della sua vita in tutta la sua consapevolezza.

    Ma come potevo dirgli che la morte è solo una trasformazione? Come potevo dirgli che la morte è il passaggio necessario per entrare in una vita nuova? Forse per confortarlo dovevo ricordargli quanto Gesù, prima di morire, aveva detto al ladrone pentito: “In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso.” E poiché ho avuto modo, per tanto tempo, di frequentare e conoscere Pino, posso dire che viveva questa sua malattia offrendola al Signore, proprio come aveva fatto Paolo quando, negli Atti, dice che quello era il modo di completare le sofferenze di Cristo.

    Con quella visita pensavo di essere a posto con la mia coscienza, ma dopo poco più di venti giorni, ho sentito la necessità di tornare a trovarlo.

A Pino e sua moglie dissi che non ero bravo nella conversazione, per cui sarei potuto tornare da loro, se volevano, per un Rosario. Ci sarei tornato anche con la mia mamma che ormai si serviva della sedia a rotelle per muoversi.

Hanno accettato.

    Il giovedì successivo, appena uscito dall’ufficio, sono passato dalla casa della mamma, e con lei ho percorso la breve strada che ci separava dall’abitazione di Pino. Qui, mentre ero sul marciapiede, ho sbagliato a suonare il campanello: anziché suonare il primo in basso a destra, ho suonato il primo in basso a sinistra. Mi sono reso conto dell'errore, quando si è affacciata alla porta Anna De Marco, che con noi, ogni ventisette del mese, veniva in pellegrinaggio a piedi a Jaddico. Le ho detto che avevo sbagliato a suonare, e che dovevo andare a casa di Pino per un Rosario, a quel punto lei mi ha risposto: “Vengo anch'io, vado a prendere la mia coroncina.”

Questo è stato il primo rosario nelle case degli ammalati. Prima di congedarmi da Pino, da sua moglie Maria e da Anna, ho assicurato loro che ci saremmo visti dopo una settimana, sempre di giovedì, per un altro Rosario.

    Prima di quel giovedì, Ada D'Ambrosio, una signora che abita a fianco del mio portone, è venuta a trovarmi a casa di sera per propormi di iniziare a pregare con il Rosario nelle case. Io le ho risposto esattamente così: “Ada, non so cosa sto facendo, ma forse questa esperienza l'abbiamo appena iniziata.”

    E fu così che il giovedì successivo, a casa di Pino, oltre ad Anna, c'era anche Ada.

    Nel frattempo, per correttezza, ho parlato con il sacerdote della mia Parrocchia, per sapere se la mia iniziativa fosse corretta e giusta. Mi ha risposto che se queste famiglie liberamente gradivano questo intervento, era una cosa buona, e inoltre mi suggeriva di proporre questa preghiera in maniera semplice.


Pino ci lascia in un giorno caro a Jaddico. Era il 27 gennaio 2005.

                                                                                                                   

domenica 11 febbraio 2024

XXXII Giornata Mondiale del Malato

Maria Madre della Chiesa prega per tutti gli ammalati vicini e lontani 🤗🙏💪e con la preghiera e con la solidarietà fraterna dimostriamo la vicinanza a chi soffre!❤️🙏🤗
dal vangelo di oggi in una riflessione di Carmelo da WhatsApp gruppo Servi della Madonna di Jaddico.
🌺“Se vuoi, puoi”. Così prega il lebbroso del Vangelo di Marco nella VI domenica del tempo ordinario. È la preghiera di un uomo che a causa della sua malattia non può più stare con gli altri ed è condannato perciò alla solitudine. Avrebbe tutto il diritto ad essere arrabbiato e a pretendere un miracolo da Gesù, ma non prega con pretesa, bensì rimettendosi alla volontà di Dio: “Se vuoi”, dice. Ma poi aggiunge anche una professione di fede: “io so che tu puoi”, cioè che tu Gesù sei più grande dell’inferno che sto vivendo, che puoi sconfiggere il male che mi tiene in ostaggio e puoi porre fine alla mia disperazione. Non è scontata questa considerazione perché sovente rischiamo di credere di più al male che alla potenza del bene. Gesù corrisponde questa fiducia e questa delicatezza: “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato”. Avrebbe potuto guarirlo senza toccarlo, ma Gesù lo vuole toccare pur sapendo che questo lo avrebbe reso impuro. Vuole donare a quest’uomo un contatto umano che probabilmente non sentiva più da molto tempo. La compassione di Gesù è un oceano infinito che non si riesce mai a racchiudere in una sola idea, e in un unico atteggiamento. Si rimane sempre senza parole davanti al modo che Egli ha di amare e di essere creativo con quest’amore. Un cristiano non può non comprendere che essere credente significa comportarsi come Gesù si è comportato. Un cristiano senza compassione, è un cristiano senza fede. Ogni domenica siamo noi quel lebbroso che cerca Gesù nell’Eucarestia per farsi toccare. E finita quell’Eucarestia dovremmo essere ancora noi quel lebbroso guarito che non riesce a tenere per se una simile gioia: “Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto”.
  #dalvangelodioggi🌺🌺

domenica 4 febbraio 2024

Momenti fotografici: La Candelora e primo sabato del mese di febbraio 2024 rosario presso la tomba di Teodoro

La presentazione di Gesù al tempio "La Candelora e S. Messa" foto ricordo nel Santuario Maria Madre della Chiesa Jaddico

2 Febbraio 2024



















Sabato 3 febbraio 2024, come ogni primo sabato del mese, in preghiera a recitare il rosario presso la tomba di Teodoro al cimitero.










 

sabato 27 gennaio 2024

Primo pellegrinaggio mensile del nuovo anno 2024. Oggi anche giorno della Memoria.

27 gennaio 2024 preghiamo insieme con i nostri fratelli in pellegrinaggio al Santuario Maria Madre della Chiesa Jaddico.
🙏❤️❤️🙏
Oggi ricorre il giorno della memoria, ci fermiamo un momento per riflettere e pregare, di seguito una riflessione.
🙏🙏CARISSIMI/E,
auguro a tutti una buona giornata e un buon fine settimana, che coincide con *il giorno della memoria*, istituita in Italia nel 2000 per ricordare il giorno in cui nel 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz.  
Una riflessione sugli *orrori del passato* fa sempre bene, anche ai nostri giorni. Buona lettura. Un cordiale saluto. Don Giorgio 

*IL GIORNO DELLA MEMORIA:* PARLARE DELLA SHOAH A SCUOLA
ll Giorno della Memoria è una giornata internazionale indicata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2005 per ricordare la *Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebraico, e tutti i deportati nei campi nazisti* (già introdotta in Italia con la Legge n. 211 del 20/07/2000).
Ricorre il 27 gennaio giorno in cui nel 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz.  
Lavoriamo affinchè bambine, bambini e ragazze e ragazzi imparino *l’importanza del fare memoria di uno dei periodi più bui della storia umana* nel quale vennero assassinate milioni di persone: Ebrei innanzitutto, ma anche persone con disabilità, Rom e Sinti (il Porrajmos), omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova. È una ferita ancora aperta nella cultura occidentale. 
*IL RICORDO NON BASTA*
Servono momenti di riflessione anche con nuovi linguaggi per coinvolgere bambine, bambini, ragazze e ragazzi attorno ai temi dell’Olocausto, delle deportazioni, delle discriminazioni e della diversità che hanno segnato quel periodo e che ancora oggi devono essere ricordati, elaborati e discussi per affrontare con maggiore consapevolezza le insidie del presente.
Scrive Lia Levi nel bel libro "Il Giorno della Memoria spiegato ai miei nipoti":
"Ricordare non basta, il ricordo non resta lì per sempre. A volte ci si emoziona per un attimo e poi tutto vola via. Perché resti, questo è il punto, *il ricordo si deve trasformare in memoria.* Memoria è quando i ricordi sono diventati mattoncini del nostro oggi. Noi siamo qui e rappresentiamo il presente, lo sappiamo, ma senza il passato non avremmo senso, saremmo una scatola vuota."
E ancora racconta di come sia utile *parlare cercando di non spaventare, cambiando tono e tipo di discorso a seconda dell’età,* e conclude così: "C’è bisogno di qualcuno che in un preciso momento ti dica: *Alt! Fermati un attimo per sentire e pensare.* Certo, non solo un giorno obbligato, quindi sì al giorno della memoria, ma anche sì alla memoria tutti i giorni". 

*COME PARLARE DELLA SHOAH A SCUOLA*
Ecco alcuni suggerimenti per parlare della Shoah e per portare in aula attività stimolanti in vista del Giorno della Memoria:

*Privilegiare le parole rispetto a immagini e film,* perché non si insinuino nella mente e nel cuore di qualche alunna o alunno sentimenti di incredulità o di depressiva impotenza, ed enfatizzare la positività di chi con coraggio ha aiutato le persone perseguitate.

*Incontrare persone che hanno vissuto quel periodo è sempre l’esperienza più ricca e bella anche se via via più difficile.* L’insegnante dovrà tenere conto della enorme distanza culturale tra i bambini e gli adolescenti di oggi e coloro che hanno vissuto quelle drammatiche esperienze. L’incontro anche “solo” on line, potrà essere molto proficuo. 

*Leggere e far leggere libri, racconti, poesie sul tema.*

*Cercare materiale come diari, documenti, registrazioni di interviste che aiutino a contestualizzare la vita quotidiana,* le leggi (come le leggi razziali) e le loro disastrose conseguenze, presso associazioni di settore e le Sinagoghe, ma anche negli archivi delle scuole.

*Intervistare persone vicine, a partire dai familiari*. “Cosa sai della Shoah. Da chi l’hai saputo?”

*In classe si può allestire una mostra,* preparare una presentazione in PowerPoint, scrivere un libro collettivo, ecc.

Si può pensare ad una *qualche forma di manifestazione visibile sul territorio* (flash mob, iniziative con le biblioteche e/o con le associazioni con le quali si collabora, disegni e/o testi su cartelloni da esporre all’entrata dei plessi, ecc.).

Pressoché tutte le proposte didattiche possono essere svolte a piccoli gruppi, ognuno dei quali poi relazionerà al resto della classe.

Importante *“uscire dalla classe e dalla scuola”*, ponendosi nella prospettiva che gli studenti presentino ad un pubblico più ampio ciò che si è realizzato, le considerazioni emerse, le consapevolezze raggiunte, il processo seguito.

Si potrebbe realizzare una rappresentazione, anche prendendo spunto da opere letterarie oltre che da quanto “scoperto”. 

Insomma tutto perché tutte e tutti comprendano che possiamo *fare qualcosa di positivo perché ciò che è stato così terribile non succeda mai più.*

*RIFLETTERE, FARE, FAVORIRE IL PROTAGONISMO*
Favorire una riflessione condivisa tra generazioni anche su questo delicato tema è compito non facile ma indispensabile, soprattutto in un periodo come questo nel quale troppo spesso emergono semplificazioni eccessive quando non veri e propri revisionismi e distorsioni della verità. Certamente senza retorica  né paternalismo, contestualizzando gli eventi, usando i materiali più adatti. Si deve porre la giusta attenzione al fine di impedire che, soprattutto nelle/gli adolescenti, sorga un "desiderio di rifiutare l’intollerabile: per un essere umano in formazione, incerto della propria identità e del futuro, *è difficile accettare che il mondo che lo attende includa la possibilità di un simile orrore."* Come scrive Carla Melazzini in "Insegnare al principe di Danimarca".

martedì 23 gennaio 2024

23 gennaio 2963 dal diario di Giuseppina Cassano

Dal diario di Giuseppina 23 gennaio 1963
Dal diario di Giuseppina, moglie di Teodoro D'Amici. 

Giorno 23 gennaio 1963
Teodoro sogna di essere l’organizzatore di una grande festa che si teneva in una vasta sala. Molti erano gli invitati che accorrevano, e molti di essi giungevano senza alcun invito. Teodoro cominciava perciò a preoccuparsi temendo di non poter accogliere tutti. La sala infatti cominciava a gremirsi di gente tanto da non poterla più contenere agevolmente. In quel mentre al centro della sala, si fece notare una signora che parlando dolcemente a Teodoro disse: "Come mai non hai saputo regolarti nel prendere questo locale? Molta gente è ancora fuori che attende di entrare e molte altre persone verranno ancora anche dall’estero, come faranno ad entrare?"
Il giorno dopo, al mattino, Teodoro raccontò ai suoi familiari e ai suoi più vicini amici di Jaddico, il sogno che aveva fatto, poiché non riusciva lui stesso a dare una giusta interpretazione del sogno. Quella stessa mattina Teodoro si recò con alcuni suoi amici alla Curia Arcivescovile per dire loro che le fondamenta dell’erigenda Chiesa erano state ultimate e che presto avrebbero iniziato con la costruzione delle pareti perimetrali. Nell’osservare il progetto che Teodoro aveva presentato, la Curia ebbe da ridire sulla posizione del quadro della Madonna rispetto alle fondamenta, in quanto un domani a costruzione ultimata della Chiesa, detto quadro non sarebbe risultato al centro di essa. Mortificato per la grande spesa già sostenuta Teodoro decise nuovamente di rifare le fondamenta annullando le precedenti. Con le nuove fondamenti il quadro della Madonna fu posto a centro di esse ed inoltre così facendo la chiesa venne ad essere più spaziosa.
❤️🙏❤️❤️
Considero profetico questo sogno
Voglio sperare che in futuro la chiesa di Jaddico si riveli piccola, tanto da non poter contenere tutti i fedeli e pellegrini.
Mi aspetto grandi cose dall'acqua di Jaddico. "Verranno anche dall'estero."
Non è detto, è sicuramente sarà così, che noi vedremo tutto questo, io per primo.
Gli stessi Servi fondatori tanto non hanno potuto vedere. Il primo di loro, Mario Consales, che per me è la persona di riferimento assieme ad Alberto Del Sordo e naturalmente Teodoro, non ha visto nemmeno il convento che ospita i Padri Carmelitani.
All'epoca non era prevista nemmeno la casa di spiritualità della quale si iniziò a parlare solo nel 2000, anno "giubilare".
Quanto gli antichi Servi non hanno visto!
Quanto noi non vedremo!
"Non sai che verranno anche dall'estero?"
Si sono visti i primi arrivi, ma è solo un seme.
E le fondamenta.
Alberto Del Sordo fece notare a Teodoro che le fondamenta erano state scavate in maniera sbagliata.
Teodoro si arrabbio'.
Una iniziale previsione prevedeva la costruzione di una cappella, (cercherò di trovare una foto di questa primissima idea), invece ora si scava per costruire una chiesa, invece ora viene fuori che le fondamenta sono sbagliate, per cui gli scavi delle fondamenta di sinistra per chi entra in chiesa vengono chiuse e le fondamenta di sinistra vengono fatte ancora più a sinistra. Solo così l'affresco della Madonna con il Bambino viene al centro della chiesa.
Per tutto questo Teodoro va in Curia e li gli confermano che l'oggetto di culto, cioè che la Madonna, va posta al centro.
La spesa aumenta. Tutto aumenta.
Ora la chiesa diventa più larga, la profondità rimane la stessa.
E nonostante tutto "non sai che verranno anche dall'estero?".
(Invierò un breve articolo con il disegno della fondamenta che molti anni fa uscì si "Senza colonne".

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NON AVEVA PAURA DI MORIRE PERCHE’ AVEVA DATO UNO SCOPO ALLA SUA VITA

  SUL SUO MARMO SI LEGGE: “SONO NELLA VITA Il 15 luglio 2026, a Jaddico, alla fine della messa, si è voluto ricordare il Servo di Dio Teodor...